La filosofia
Il non-dualismo, il Riconoscimento, la vibrazione, la libertà. La parte più difficile del tantra e quella che nessuno racconta — perché non si può vendere.

Da qui si parte · 12 min
La filosofia del tantra: il non-dualismo
Shiva e Shakti non sono un uomo e una donna. Il mondo come gioco, e non come errore.
Gli altri
- Meditazione tantrica: l'attenzione nei testi del KashmirNei testi del Kashmir la consapevolezza costante stava in alto in una scala di mezzi. I versi, Kṣemarāja, e la versione libera di Paul Reps.
- Krama: la scuola della successioneLa corrente più radicale, e la meno conosciuta. La sua divinità è Kālī, e non per caso.
- I quattro livelli della parolaQuattro stadi prima del suono. È qui che si fonda l'idea che il mantra sia la divinità.
- Il male in un sistema non dualistaNon un'entità ma un restringimento. Risolve un problema teorico e non ne toglie uno pratico.
- Spanda: la vibrazione che tiene insieme tuttoLa coscienza non sta ferma e poi si muove: è fatta di quel fremito. E non è «energia».
- Svātantrya: la libertà come attributo del realeNon il permesso di fare quello che vuoi: il non dipendere da niente, nemmeno da ciò che sei.
- Che cosa resta dopo il riconoscimentoLa risposta meno romantica: non succede quasi niente. Ed è il punto migliore del sistema.
- Līlā: il mondo come giocoNon una caduta né una prova: l'unica attività che non colma nessuna mancanza.
- Il dibattito col buddhismo: esiste un soggetto?Si citavano, si confutavano e nel frattempo si copiavano i riti. L'argomento della memoria.
- Śaktipāta: che cos'è la graziaNove gradi di intensità. E tutta la macchina rituale del tantra sta in quelli intermedi.
- Il Trika: perché «tre»Il tre non è un numero fra i tanti: è la forma del ragionamento, e il motivo per cui il sistema è davvero non dualista.
- Rasa: il teatro come conoscenzaIl maggior filosofo del tantra ha scritto di teatro. Non era una distrazione.
- Somānanda e Utpaladeva: prima di AbhinavaguptaUno afferma, l'altro dimostra, il terzo sistema. Tre generazioni e tre mestieri.
- Il corpo nel tantra: strumento, non fineNon è celebrato: è ricostruito e usato. Più vicino a un musicista col suo strumento che al benessere.
- Il Vijñāna Bhairava e le sue 112 porteCentododici indicazioni sugli intervalli in cui la mente si apre. E perché non è un catalogo di tecniche.
- I trentasei tattva: la mappa del realeTrentasei livelli fra coscienza e materia. E perché, qui, il desiderio non è un difetto morale.
- Il Riconoscimento: che cos'è la pratyabhijñāNon manca niente: manca il riconoscimento. La tesi che toglie di mezzo l'idea stessa di percorso.
- Chi era AbhinavaguptaTrentacinque opere e un trattato da seimila versi. L'autore più importante del tantra, e quasi nessuno lo nomina.
- Shiva e Shakti non sono il maschile e il femminileIl cliché più ripetuto nei corsi viene da Jung, non dalle fonti. E dice il contrario di quello che dice il tantra.
- I chakra: cosa dicono le fonti e cosa ci ha messo l'OccidenteIl numero cambia da scuola a scuola, e i colori dell'arcobaleno hanno meno di cent'anni.