È la mappa più dettagliata che il tantra abbia prodotto: trentasei livelli fra la coscienza pura e la materia, in ordine, ciascuno col suo nome. Serve a rispondere alla domanda più difficile di tutte — se esiste una realtà sola, da dove viene tutto il resto?
Il problema che risolve
Un sistema non dualista ha un guaio strutturale. Se dice che esiste una sola realtà, deve spiegarti perché tu ne vedi miliardi di cose distinte, e perché ti sembrano separate da te.
Il Vedānta di Śaṅkara se la cava dicendo che la molteplicità è illusione: non c'è davvero, la vedi per ignoranza.
Il tantra questa risposta non può usarla, perché la sua tesi è che il mondo sia reale e sia forma della coscienza, non un abbaglio.
Deve quindi spiegare come l'uno diventa molti senza smettere di essere uno. I trentasei tattva sono quella spiegazione. E attento alla direzione: non è una scala da salire, è il resoconto di una discesa — i gradi attraverso cui la coscienza si restringe fino a credersi una cosa fra le cose.
Trentasei livelli, e ognuno è una limitazione in più rispetto al precedente
I cinque puri
In cima ci sono cinque livelli in cui non c'è ancora separazione fra chi conosce e ciò che è conosciuto.
Śiva — la pura luce della coscienza, il fatto che qualcosa appaia. Śakti — il suo accorgersi di sé. Poi Sadāśiva, dove affiora un primo «io sono questo» con l'oggetto ancora sfumato. Īśvara, dove l'oggetto si precisa. Śuddhavidyā, dove soggetto e oggetto si bilanciano.
Sono descrizioni di stati, non di luoghi. Il sistema ti sta dicendo una cosa sola: la separazione non arriva di colpo, si forma per gradi — e ognuno di questi gradi si può ancora riconoscere dall'interno.
Il velo, e le cinque corazze
Poi arriva il livello che cambia tutto: māyā.
Non è «illusione» nel senso che le cose non esistano. È il potere di far apparire come separato ciò che è unito. Una funzione, non un inganno.
Sotto māyā stanno le cinque kañcuka, le «corazze». È la parte più acuta di tutto l'impianto, e credo che ti riguardi da vicino. Sono cinque limitazioni che trasformano gli attributi infiniti della coscienza nelle condizioni della tua esperienza ordinaria:
- kalā — l'onnipotenza diventa «posso fare alcune cose»
- vidyā — l'onniscienza diventa «so alcune cose»
- rāga — la pienezza diventa «mi manca qualcosa, e lo desidero»
- kāla — l'eternità diventa il tempo, e quindi la fretta
- niyati — la libertà diventa causa ed effetto, e quindi il destino
Guarda cosa ne segue. Il desiderio, in questo sistema, non è un difetto morale: è quello che resta della pienezza dopo che è stata ristretta. Ed è il motivo per cui il tantra non lo combatte.
Dove finisce l'originalità
Gli ultimi ventiquattro livelli — dall'individuo agli elementi materiali — sono presi di peso dal Sāṃkhya, un sistema molto più antico.
Il contributo tantrico sono i primi dodici: la parte che spiega come si arriva alla separazione. Ha costruito il piano di sopra su una casa che c'era già, e lo dichiara.
A cosa ti serve, praticamente
Non è speculazione fine a sé stessa. La mappa ha due usi.
Uno operativo. Nel rito e nella meditazione il praticante ripercorre i livelli all'indietro, riassorbendo l'uno nell'altro fino a risalire dove la separazione non c'è ancora. È la stessa operazione del diagramma che si costruisce per smontarlo, che ti descrivo nella pagina sugli yantra.
Uno diagnostico, e questo lo puoi usare oggi. Le cinque corazze danno un nome preciso a esperienze che fai di continuo: la sensazione di non avere abbastanza tempo non è un problema di organizzazione, è kāla. Il senso di mancanza che nessun oggetto colma è rāga.
Il sistema non ti promette di eliminarle. Ti dice cosa sono, e a volte è già parecchio.
Non stai salendo verso qualcosa. Stai vedendo com'eri sceso.
Perché trentasei
Domanda legittima, e la risposta è onesta: perché ventiquattro erano già dati e dodici sono quelli aggiunti.
Il numero non ha valore magico, e altre scuole ne contano diversamente — alcune arrivano a novanta e più, suddividendo ulteriormente. Come per i centri del corpo sottile, la variabilità ti dice che sono strumenti descrittivi, non un censimento del reale.
Quindi, quando qualcuno ti presenta i trentasei tattva come «la struttura dell'universo secondo il tantra», sta dicendo mezza verità. È la struttura secondo una tradizione, costruita per risolvere un problema suo.
La mappa non serve a essere imparata a memoria. Serve a una cosa sola: mettere in ordine i livelli, dal più grossolano al più sottile, e sapere a che altezza stai guardando.
Cosa fai: prendi una cosa che ti pesa oggi e chiediti dove sta sulla scala. È materia — un corpo stanco, una stanza fredda? È un organo di percezione, un sentire? È la mente che rimugina? È il senso di essere uno separato? Non risolve niente. Sposta la domanda dal «come lo tolgo» al «di che cosa è fatto», che è tutto quello che quella mappa ha mai promesso.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è La filosofia del tantra: il non-dualismo.

