In Italia i corsi di tantra sono centinaia. Alcuni sono seri. Altri no. Questa pagina non ti dice quale scegliere: ti dice cosa guardare prima di decidere. È scritta in modo semplice apposta, perché serve a chi sta per spendere dei soldi o mettersi in una stanza con degli sconosciuti.
Prima una cosa
Recente non vuol dire falso.
Quasi tutto quello che in Italia si chiama tantra è nato in Occidente negli ultimi cinquant'anni. Non viene dai testi indiani. Lo raccontiamo nell'articolo su Osho.
Ma questo non lo rende inutile. Lavorare sul respiro, sulla lentezza, sul proprio corpo può fare bene. Ci sono persone preparate che lo fanno con serietà.
Il problema è un altro: quando ti raccontano che è antico per farti fidare di più. Lì comincia il rischio.
Sette segnali che devono metterti in allerta
Nessuno di questi segnali, da solo, è una condanna. Due o tre insieme sono un motivo serio per fermarsi
1. Le date sbagliate
«Cinquemila anni di tradizione.» «Sapienza millenaria.»
I primi testi tantrici sono del quinto secolo dopo Cristo: circa millecinquecento anni fa. Chi scrive cinquemila anni non ha controllato. Se non ha controllato questo, cos'altro non ha controllato?
2. Il maestro senza maestri
Chiedi: con chi si è formato?
Una risposta seria contiene nomi, scuole, anni. «Ho fatto un percorso in India» non è una risposta. «Ho studiato da solo, ascoltando me stesso» nemmeno.
3. Il testo che non esiste
Se una tecnica viene attribuita a «un antico testo tantrico», chiedi quale.
I testi hanno un nome. Se il nome non arriva, di solito è perché il testo non c'è.
4. Non ti dicono cosa succede
Questo è il segnale più importante di tutti.
Prima di iscriverti devi sapere: cosa si fa, dove, con chi, per quanto tempo. Se c'è contatto fisico, devi sapere di che tipo e in quali parti del corpo.
Chi non te lo dice prima — o risponde che «bisogna viverlo» — ti sta chiedendo di firmare in bianco.
5. Non parlano mai di potersi fermare
In un contesto serio qualcuno ti dice, senza che tu lo chieda: puoi fermarti quando vuoi, puoi dire no a qualsiasi cosa, puoi uscire dalla stanza.
Se nessuno lo dice, chiedilo tu. La risposta ti dirà molto.
6. Promettono guarigioni
«Sblocca i traumi.» «Cura l'ansia.» «Risolve i problemi di coppia.»
Queste sono promesse mediche o psicologiche. Chi le fa senza essere medico o psicologo sta dicendo una cosa che non può dire.
7. Dubitare diventa un tuo problema
Fai una domanda scomoda e ti rispondono che sei bloccato. Che hai paura. Che è la tua mente che resiste.
Questo è un modo per farti smettere di chiedere. In un posto sano una domanda riceve una risposta, non una diagnosi.
La regola più semplice di tutte: se dubitare ti fa sentire sbagliato, il problema non sei tu.
Le sei domande da fare prima di pagare
Copiale e mandale per messaggio. Chi lavora bene risponde volentieri.
- Con chi si è formato, e in quanti anni?
- Cosa si fa esattamente durante l'incontro? Una descrizione concreta, non «un viaggio dentro di sé».
- C'è contatto fisico? Di che tipo? In quali parti del corpo?
- Si resta vestiti?
- Posso fermarmi in qualsiasi momento, senza dare spiegazioni?
- Quanto costa, cosa comprende, e cosa succede se non vengo?
Se una risposta è vaga, richiedila. Se resta vaga, hai già la tua risposta.
Cosa invece è del tutto normale
Non tutto quello che sembra strano è un problema.
- Il prezzo alto. Un percorso di più giorni con poche persone costa. Non è di per sé un segnale.
- Le parole in sanscrito. Usarle è legittimo. Basta che chi le usa sappia spiegarle in italiano.
- Il gruppo. Molti percorsi seri si fanno in gruppo.
- Non essere «tradizionale». Un percorso moderno che si dichiara moderno è più onesto di uno che finge di venire dall'India.
- Il silenzio, la lentezza, gli esercizi di respiro. Sono strumenti comuni e innocui.
Durante, e dopo
Se sei già dentro e qualcosa non ti torna, tieni presente tre cose.
Puoi andartene. In qualsiasi momento, anche a metà, anche se hai pagato. Non devi spiegazioni a nessuno.
Il disagio non è una tappa obbligata. Ti diranno forse che il fastidio fa parte del percorso. A volte è vero. Ma il fastidio di cui parlano i testi è quello di guardarsi dentro, non quello di essere toccati in un modo che non ti va bene.
Se qualcosa è andato oltre il consenso, è un reato. Non è una questione spirituale e non si risolve parlandone nel gruppo. Ci si rivolge alle forze dell'ordine, e se serve a un centro antiviolenza.
In una riga
Un posto serio ti dice prima cosa succede, ti lascia dire di no in ogni momento, e risponde alle domande senza farti sentire in difetto.
Chi scrive questa pagina
Va detto subito, perché cambia come leggi tutto il resto: chi scrive questa pagina insegna tantra.
Potrebbe sembrarti un motivo per fidarti di meno. Giudica tu, ma tieni presenti due cose.
La prima: da questo sito non vendo niente. Non ci sono i miei percorsi, non c'è un modulo per contattarmi, non c'è un listino. Se dopo aver letto vai da qualcun altro, per me non cambia nulla.
La seconda: i sette segnali qui sopra non li ho presi da un blog. Li ho visti funzionare dal vivo, in un ambiente che frequento da anni. Le date gonfiate, il testo che nessuno sa nominare, la domanda scomoda che diventa una tua resistenza — sono cose sentite in presenza, non raccolte in rete.
Chi sta dentro sa dove si bara. È il motivo per cui questa pagina esiste, ed è anche il motivo per cui le sei domande valgono per me esattamente come per chiunque altro. Se un giorno ti capita in mano un mio volantino, fammele.
Il resto del sito si occupa di spiegare cos'è il tantra nei testi indiani: cosa dicono davvero, come funzionava il rito, che posto aveva il sesso. Ma chi arriva qui ha spesso in mano il volantino di un corso, e quella è la domanda vera che si porta dietro. Lasciarla senza risposta sarebbe comodo, e un po' vigliacco.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

