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Tantricamente

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Che cos’è il tantra: una definizione onesta

di Luca Masrè Passaro19 minuti25 agosto 2026

Prima di leggere qualunque altra cosa sul tantra, ti dico la cosa che cambia tutto il resto: in India nessuno si è mai definito «tantrico». Chi praticava si diceva shivaita, o devoto della Dea. La parola al singolare — «il tantra» — l'hanno costruita gli studiosi europei dell'Ottocento, mettendo nello stesso scaffale cose che stavano su ripiani diversi. Qui trovi cosa raccoglie davvero quella parola, e quattro cose che il tantra non è.

Cosa vuol dire, davvero

Comincio dalla parola, perché è già una sorpresa.

In sanscrito tantra viene da una radice che significa tessere, e indica la trama del telaio. Poi, come succede a tante parole, passa dal concreto all'astratto: dalla trama di un tessuto alla trama di un discorso, e da lì al trattato — il libro che espone una materia in modo ordinato.

Nella letteratura sanscrita indica quindi un genere di libri, come da noi «manuale» o «enciclopedia». Un tantra è un testo che si presenta come rivelazione, quasi sempre nella forma di un dialogo fra Shiva e la Dea, e che spiega cose pratiche: come si viene iniziati, come si traccia un diagramma, quali mantra si recitano, come si consacra un tempio.

Tieni questo in mente, perché ti servirà: «tantra» è una parola da biblioteca prima che da spiritualità. Nello studio di un dotto indiano non indicava un'esperienza. Indicava uno scaffale.

La parola l'abbiamo inventata noi

Questa è la parte da cui dipende tutto, e in italiano non te la racconta quasi nessuno.

Nell'India che produce questi testi nessuno si definisce «tantrico». Ci si dichiara shivaiti, devoti della Dea, allievi di un certo maestro. La parola tantra indica dei libri, non un'identità.

L'idea che esista un unico fenomeno chiamato «tantrismo», con caratteri suoi e confini precisi, nasce fra Otto e Novecento — quando studiosi e funzionari europei cercano di mettere ordine in quello che trovano, e mettono insieme cose che in India stavano separate.

Lo storico delle religioni Hugh Urban lo ha detto in una frase che vale la pena ricordare: il tantra non era una categoria nella testa di chi stava dentro, ma nella testa di chi guardava da fuori.

Che cosa te ne fai

Ti serve ogni volta che qualcuno usa quella parola al singolare. «Il tantra dice che…», «secondo il tantra…»: sono frasi che presuppongono un soggetto unico che non è mai esistito. Quasi sempre introducono una generalizzazione che nessuna scuola vera avrebbe sottoscritto.

Nemmeno gli studiosi sono d'accordo

Se stai cercando una definizione netta, ti risparmio la ricerca: non c'è, e la cosa è nota da decenni.

André Padoux, il più autorevole studioso vivente della materia, lo chiama un fenomeno «proteiforme» — così sfuggente che rinuncia esplicitamente a definirlo. Quando il massimo esperto dice «non si può definire», è un'informazione, non una resa.

David Gordon White ci prova lo stesso: l'insieme di credenze e pratiche asiatiche che, partendo dall'idea che l'universo sia manifestazione concreta dell'energia divina, cercano di appropriarsi ritualmente di quell'energia dentro il corpo. È una buona bussola. White però mette il rito sessualizzato al centro, e sostiene che il tantra in India fosse la corrente principale e non un'eccezione. Su questo altri studiosi non sono d'accordo, e la discussione è aperta.

Douglas Renfrew Brooks propone la via d'uscita più pratica, ed è quella che ti consiglio di usare: smetti di chiederti se una cosa «è tantrica» e conta i tratti. Testi non vedici, iniziazione, mantra, guru, polarità divina, corpo sottile, segretezza, sostanze proibite. Nessuno basta da solo, e più ce ne sono più sei dentro.

Non chiederti «è tantrico o no». Chiediti quanti tratti ha, e quali. Quella è la domanda che funziona.

Quando nasce

I primi testi riconoscibili come tantrici sono del quinto-sesto secolo dopo Cristo. La grande fioritura arriva fra l'ottavo e il tredicesimo, con due poli: il Kashmir a nord-ovest, il Bengala e l'Assam a est.

Questa data tienila stretta, perché ti serve spesso. Quando leggi «il tantra, sapienza di cinquemila anni», sai già due cose: che chi scrive sbaglia di tremilacinquecento anni, e che non ha controllato. Il tantra è molto più recente dei Veda — ed è anzi, in parte, una reazione alla religione vedica e alle sue regole di purezza.

Cosa hanno in comune

Yantra inciso nell'ottone, i triangoli intrecciati e i cerchi
Il diagramma non illustra il rito: nei testi è il rito

Un credo unico non esiste. Esiste una famiglia di tratti che tornano quasi sempre:

  • L'iniziazione (dīkṣā). Non si entra da soli. Serve un maestro e un rito che ti mette dentro un lignaggio.
  • Il mantra. Il suono non rappresenta il divino: è il divino in forma sonora. Da qui l'ossessione per la pronuncia esatta.
  • Il diagramma (yantra, maṇḍala). Lo spazio sacro si costruisce, si abita, si percorre.
  • Il corpo sottile. Canali, centri, un'energia che dorme alla base della colonna e che la pratica risveglia.
  • Diventare la divinità. Il praticante non prega stando di fronte a lei: per la durata del rito la diventa. È il tratto più caratteristico, e il più estraneo a noi.
  • Il segreto. I testi sono spesso oscuri di proposito e vietano esplicitamente di divulgare.

La differenza che spiega tutto il resto

Nella spiritualità indiana precedente il mondo materiale è ciò da cui liberarsi. Nel tantra il mondo è la stessa realtà che stai cercando: non un ostacolo, ma il posto dove quella realtà si mostra.

Cambia il verbo: non più rinunciare, ma riconoscere. Da questa singola mossa discende tutto — il ruolo del corpo, dei sensi, del desiderio.

Le grandi correnti

Pietra scolpita e consumata dal tempo
Hanno lasciato più templi che manoscritti

Shivaismo

La più studiata è lo shivaismo non dualista del Kashmir, che fra il nono e l'undicesimo secolo produce alcune delle opere filosofiche più raffinate dell'India. Il nome che conta è Abhinavagupta, autore del Tantrāloka; prima di lui Somānanda e Utpaladeva.

Shaktismo

Le tradizioni che mettono la Dea al posto della realtà ultima: la Śrīvidyā con il suo diagramma, i culti delle dieci Mahāvidyā. Bengala e Assam sono i centri.

Buddhismo tantrico

Il vajrayāna, «veicolo di diamante», che diventa la forma prevalente del buddhismo in Tibet e in Mongolia.

Ci sono correnti tantriche anche nel vishnuismo e nel giainismo. Quindi ricorda: il tantra non è una religione fra le altre. È un modo di fare religione, che si innesta su tradizioni diverse e a volte nemiche fra loro.

I libri da conoscere

Se un discorso sul tantra è serio, prima o poi nomina questi. Se non ne nomina nessuno, sai già qualcosa.

  • Tantrāloka di Abhinavagupta — la sintesi maggiore, seimila versi.
  • Vijñāna Bhairava Tantra — centododici modi brevissimi di fermare la mente. È il più letto in Occidente, e non per caso: è il meno rituale di tutti.
  • Kulārṇava Tantra — la fonte principale sulle correnti kaula e sul rito dei cinque elementi.
  • Mahānirvāṇa Tantra — citatissimo, ma tardo: probabilmente Settecento, e con un'agenda riformatrice. Se qualcuno te lo cita come «tantra classico», sta prendendo un abbaglio.

«Tantra» è una parola da biblioteca prima che da spiritualità. Non indicava un'esperienza: indicava uno scaffale.

Dall'articolo

Quattro cose che il tantra non è

Le metto in fondo perché adesso hai gli strumenti per capire perché.

  • Non è una tecnica sessuale. Il rito sessuale esiste, in correnti minoritarie e sotto condizioni severissime. Te lo racconto per esteso in tantra e sessualità.
  • Non è antichissimo. Quinto secolo dopo Cristo, non cinquemila anni fa.
  • Non è una dottrina unica. Fra un tantra shivaita del Kashmir e uno buddhista tibetano le differenze sono enormi, e i due si confutavano a vicenda.
  • Non è senza regole. È forse la tradizione indiana più ritualizzata di tutte. L'idea del tantra come liberazione da ogni disciplina è un'invenzione del Novecento.

Se da questa pagina porti via una cosa sola, porta via la domanda: «quale tantra, di quale secolo, in quale edizione?» Funziona su tutto, e chi non sa rispondere ti sta dicendo altro.

Fondamenta

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Ogni pezzo prende una parte di quello che hai appena letto e la apre per conto suo.

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