Forse hai sentito dire che viviamo nel kali yuga, l'età oscura, e che i tantra sarebbero l'insegnamento fatto per quest'epoca. I testi lo dicono davvero. Ma quello che lo dice per esteso è stato stampato nel 1876, e chi l'ha studiato lo data al Settecento. E il verso che tutti citano come prova, nel libro a cui viene attribuito, chi l'ha cercato non l'ha trovato. Ti racconto le date, perché con le date la storia cambia faccia.
Quattro età, e i nomi vengono dai dadi
Kali, con la a breve, non è Kālī, la dea. È il nome dell'asso nel gioco indiano dei dadi: il tiro che perde. Le quattro età del mondo si chiamano come i tiri. Kṛta è quello che vince, kali l'ultimo. La dea con la ā lunga è un'altra parola, e te la racconto a parte.
Per Woodroffe, che riassume i testi, a ogni età si perde qualcosa: virtù, durata della vita, statura. Il kali yuga è l'ultima, e sarebbe la tua.
Le durate le trovi nelle Leggi di Manu, nel testo arrivato a noi dal 100 dopo Cristo circa. Il primo capitolo dà all'età kṛta quattromila anni, più due crepuscoli di quattrocento. Le altre tre scendono di mille ogni volta, e i crepuscoli di cento. In tutto dodicimila anni, ma «anni degli dèi»: ciascuno vale trecentosessanta anni umani. Fai il conto per il kali yuga: milleduecento per trecentosessanta. Quattrocentotrentaduemila anni.
E quando sarebbe cominciato? Nel 499 Āryabhaṭa scrive che sono passati sessanta volte sessanta anni, e che lui ne ha ventitré. I commentatori contano quei tremilaseicento anni dall'inizio dell'età kali. Tremilaseicento anni prima del 499 ti portano al 3102 avanti Cristo: la data delle enciclopedie. I Purāṇa la legano a un evento. Il giorno in cui Kṛṣṇa lascia la terra, dice il Viṣṇu Purāṇa, «l'età kali, potente, dal corpo scuro, discese».
Fai due conti, prima di spaventarti
Se il kali yuga è cominciato nel 3102 avanti Cristo e dura quattrocentotrentaduemila anni, oggi ne sono passati poco più di cinquemila. Ne mancano circa quattrocentoventisettemila.
Te lo dico perché girano date di fine del kali yuga vicine a noi. Non vengono da Manu né dai Purāṇa: te lo mostro in fondo.
Merriam-Webster, voce «Kali Yuga»: kali è l'asso del dado, il tiro più sfortunato; la scala dei tiri, da kṛta a kali, in un messaggio della lista INDOLOGY del maggio 1997 (messaggio) · Britannica, voci «yuga» e «Manu-smriti» · Woodroffe, introduzione al Mahānirvāṇa, 1913, per statura e durata della vita nelle quattro età · Manusmṛti 1.69-71 · Āryabhaṭīya, Kālakriyā 10, trad. Shukla e Sarma, 1976; i ventitré anni e il 499 anche nella biografia di MacTutor (St Andrews) · Viṣṇu Purāṇa V.38, trad. H.H. Wilson, 1840. Le frasi inglesi sono rese in italiano da me.
Nel Mahābhārata non c'era ancora, dice uno studioso
Nel 2002 Luis González-Reimann, indologo a Berkeley, ha messo in discussione un'idea diffusa: che il Mahābhārata contenga già la teoria matura degli yuga. Per lui sono stati i commentatori tradizionali, e poi gli studiosi moderni, a leggerci dentro la teoria dei Purāṇa, venuta dopo. In particolare la lettura che colloca l'azione del poema all'inizio del kali yuga.
Se ha ragione, il kali yuga arriva ai tantra già pronto: non lo inventano, lo ereditano.
L. González-Reimann, The Mahābhārata and the Yugas, Peter Lang, 2002: la tesi come la riassume la scheda dell'editore indiano (Motilal Banarsidass). Del libro ho letto la scheda, non il testo.
Il verso che tutti citano, e che chi lo cerca non trova
La frase che hai sentito di solito suona così. Nell'età kṛta la scrittura era la śruti, i Veda. Nella tretā la smṛti, nella dvāpara i Purāṇa, nel kali yuga il tantra. Se risali alla fonte arrivi a John Woodroffe, che la mise in un'introduzione del 1913. La attribuì al Kulārṇava Tantra, un testo kaula, e riportò il verso in sanscrito, ma senza indicare il passo.
Nel 1999 González-Reimann scrive alla lista di discussione degli indologi: ha cercato il verso nel Kulārṇava e non lo trova. Ipotizza che Woodroffe citasse a memoria, confondendo la fonte. Nel 2014 Paolo Magnone, sanscritista della Cattolica di Milano, rifà la domanda: ha sfogliato l'edizione bengalese, niente. La risposta arriva dalla biblioteca digitale Muktabodha, dove il Kulārṇava si cerca parola per parola. Il verso salta fuori nella Kulamuktikallolinī di Navamīsiṃha, e in forma simile nel Tantracintāmaṇi dello stesso autore e nel Bṛhattantrasāra.
La formula esiste, in altri libri. Nel Kulārṇava, chi l'ha cercata non l'ha trovata, e nei messaggi che ho letto la discussione non è chiusa. Quando senti citare il Kulārṇava, la fonte è Woodroffe, che non dice dove l'ha preso.
Woodroffe, introduzione a Tantra of the Great Liberation, 1913 (testo) · lista INDOLOGY: González-Reimann, aprile 1999 (messaggio); Magnone e Spier, 4 dicembre 2014 (domanda, risposta).
Il testo che lo dice davvero
C'è però un tantra in cui il kali yuga è l'impianto di tutto il libro: il Mahānirvāṇa Tantra, quello che Woodroffe stava introducendo.
Nel primo capitolo Pārvatī descrive l'età presente a Śiva. I Veda hanno perso il loro potere e le smṛti sono dimenticate. Gli uomini sono «di vita breve, colpiti dalla povertà, tormentati da malattia e dolore». Nel secondo capitolo Śiva risponde. In quest'età i mantra dei tantra «sono efficaci, danno frutto immediato». I riti vedici, efficaci nella prima età, «hanno cessato di esserlo»: sono «impotenti come serpenti a cui sono stati tolti i denti del veleno».
Quando le iniziazioni vediche e puraniche cessano, l'età kali «è diventata forte». Nell'età kali restano due stadi di vita, il capofamiglia e il mendicante. E nel sesto capitolo c'è una riga per chi ha letto la pagina sui cinque M. Quando la debolezza dell'età kali cresce, il quinto elemento del rito è soltanto la propria moglie.
Il tantra che fa del kali yuga il suo impianto è anche fra i più recenti: stampato nel 1876, datato al Settecento
Il Mahānirvāṇa viene stampato per la prima volta a Calcutta nel 1876, dall'Ādi Brāhmo Samāj. Porta le note di Hariharānanda Bhāratī, guru del riformatore Ram Mohan Roy; un manoscritto veniva dalla biblioteca di Roy. Un giurista, Duncan Derrett, nel 1977 lo chiama «una fabbricazione giuridica della prima India britannica». Nel 2017 S. Pakhomov, dell'Università di San Pietroburgo, lo data alla seconda metà del Settecento. L'autore, scrive, conosceva bene sia la tradizione tantrica sia il diritto anglo-indù.
Recente non vuol dire falso
Il Mahānirvāṇa è un tantra vero, del suo tempo. Nel 1913 Woodroffe ne pubblicò la traduzione inglese: della prima parte, come precisa lui stesso.
Il problema è usarlo come la voce di tutto il tantra, millecinquecento anni di testi. Se i tantra del primo millennio dicano la stessa cosa sull'età kali, nelle fonti che ho letto non l'ho trovato. Non vuol dire che non ci sia: vuol dire che chi te lo dice dovrebbe mostrarti il passo.
Mahānirvāṇa Tantra, trad. A. Avalon, 1913: capitoli 1 (testo), 2.14-15 (testo), 4.47, 6.14, 8.8; l'edizione del 1876 e «la prima parte» nella prefazione e nell'introduzione di Woodroffe · J.D.M. Derrett, «A juridical fabrication of early British India: The Mahānirvāṇa-Tantra», in Essays in Classical and Modern Hindu Law 2, Brill, 1977, pp. 197-242 (ne conosco il titolo, non il testo) · S. Pakhomov, «The Notion of Dharma in the Mahanirvana-Tantra», Manuscripta Orientalia 23, 2, 2017, abstract (scheda). Le frasi inglesi sono rese in italiano da me.
Il tantra che ha fatto dell'età oscura il suo impianto ha, per chi l'ha datato, circa duecentocinquant'anni. Non lo rende falso. Lo rende datato, nel senso buono: ha una data.
Perché serviva dirlo
Perché un testo religioso ha bisogno di dire di essere fatto per quest'epoca? La spiegazione tradizionale la dà Woodroffe stesso. I Veda restano la radice, ma ogni età riceve la rivelazione adatta ai suoi uomini. Quelli del kali yuga non hanno più la forza, la vita lunga e la tenuta morale per i riti vedici: di qui una via tutta sua. Un commentatore di Manu, Kullūka Bhaṭṭa, arriva a dire che la śruti è di due tipi, vedica e tantrica.
Ora guarda cosa faceva, con la stessa età, la tradizione brahmanica. Nel diritto indiano esiste il kalivarjya, «ciò che va evitato nell'età kali». Igor Spanò lo ricostruisce così: qualche accenno nei Purāṇa, poi i commentari medievali, e la prima lista completa, cinquantacinque voci, nel Seicento. Dentro ci sono riti vedici che la lista dichiara superati: il sacrificio del cavallo, la consacrazione regale, i sacrifici animali. Spanò ci legge un dharma che si è adattato di continuo ai cambiamenti.
Qui ti dico la mia, e te la marco come mia. Il kali yuga è la leva che permette a una tradizione di cambiare dichiarando di restare fedele. I brahmani la usano per pensionare dei riti. Il Mahānirvāṇa la usa nei due sensi. I riti vedici non funzionano più, la via kaula è l'unica. E quella via va addomesticata, con il quinto M ridotto alla propria moglie. La scheda del libro di González-Reimann racconta anche come diverse correnti religiose si siano appropriate del sistema delle età.
La stessa età serve a chiudere porte e ad aprirne. Dipende da chi tiene la chiave.
Woodroffe, introduzione al Mahānirvāṇa, 1913, la parte sulle età e sulle scritture (Kullūka Bhaṭṭa è citato lì) · I. Spanò, «The kalivarjya concerning the prohibition of initiation during the celebration of the Vedic sattra rituals», Kervan 26, 2022 (articolo), §2 e nota 4; la lista di Dāmodara, voci 48-54, con rimando a P.V. Kane, History of Dharmaśāstra III, 1946, e a B. Bhattacharya, The Kalivarjyas, Calcutta, 1943 · González-Reimann 2002, scheda citata sopra.
E la fine del kali yuga, vicina a noi?
Nel 1894 Swami Sri Yukteswar pubblica The Holy Science. Propone un ciclo di circa ventiquattromila anni, legato al lento arretrare dei punti equinoziali, con le età prima discendenti e poi ascendenti. Il kali yuga dura milleduecento anni e basta: il punto più basso è il 499, e dal 1700 circa saremmo già nel dvāpara ascendente. Il conto dei quattrocentotrentaduemila anni, scrive, è un errore entrato negli almanacchi.
È una lettura di fine Ottocento, e va chiamata così. Fra i calendari che conosco è l'unico in cui il kali yuga è già finito. Quando senti una data di fine dell'età oscura vicina a noi, chiedi da quale calendario viene. González-Reimann nota che diversi movimenti moderni usano le età per annunciare un nuovo kṛta yuga, in sintonia con le attese della New Age.
Swami Sri Yukteswar, The Holy Science, 1894, introduzione (testo su archive.org): «in about 24,000 years of our earth», «194 years of the Yuga have now (A.D. 1894) passed», «after A.D. 499», «the mistake crept into almanacs», le età «Descending» e «Ascending» · González-Reimann 2002, scheda citata.
La frase sui tantra fatti per il kali yuga si può controllare. Adesso sai dove: il testo che la dice, la sua data, il calendario di chi annuncia la fine dell'età.
Cosa fai: la prossima volta che la senti, chiedi quale testo lo dice, e di quando è. Se la risposta è il Mahānirvāṇa, hai un luogo e un secolo. Se è il Kulārṇava, sai che la fonte è Woodroffe. Se ti annunciano che l'età oscura sta finendo, chiedi con quale calendario: con quello di Manu mancano quattrocentoventisettemila anni. Il kali yuga è un modo di pensare il tempo, non una diagnosi su di te. Apri la cronologia e cerca la data del testo che ti hanno citato.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

