È il numero più ripetuto nella pubblicità del tantra, ed è sbagliato di circa tre millenni e mezzo. Non è una sfumatura da studiosi: è un errore che verifichi in dieci minuti. E sapere da dove viene è il modo più rapido per capire come funziona tutta la divulgazione su questo argomento.
I numeri veri
Partiamo da cosa sappiamo, e da come lo sappiamo.
I primi testi tantrici compaiono attorno al quinto secolo dopo Cristo. Il più antico conservato per intero, il Niśvāsatattvasaṃhitā, è datato fra il 450 e il 550. La datazione si basa sulla lingua, sulle dottrine che presuppone, sui testi che cita e su quelli che lo citano.
Siamo quindi a circa millecinquecento anni fa. Quello che succede dopo, secolo per secolo, te l'ho messo in una cronologia.
«Cinquemila anni» ti porterebbe al 3000 avanti Cristo: prima dei Veda, in piena civiltà della valle dell'Indo. Un'epoca di cui non sappiamo quasi nulla, perché la sua scrittura non è mai stata decifrata.
Millecinquecento anni sono tanti. Non c'è nessun bisogno di aggiungerne tremilacinquecento
La valle dell'Indo, e il sigillo
L'argomento che senti più spesso a sostegno della data alta merita di essere guardato da vicino, perché è istruttivo.
Negli scavi di Mohenjo-daro è stato trovato un sigillo — noto come «Paśupati» — con una figura seduta a gambe incrociate, copricapo cornuto, circondata da animali. Da quando fu scoperto, negli anni Venti, viene proposto come prova di uno «Shiva proto-storico» e di pratiche yogiche di cinquemila anni fa.
Il problema è semplice: quella figura la interpretiamo noi.
Non abbiamo testi che la spieghino, perché la scrittura di quella civiltà è illeggibile. Sappiamo che qualcuno ha inciso una figura seduta. Tutto il resto — che sia un dio, che sia Shiva, che stia meditando — è ipotesi moderna proiettata su un'immagine muta.
E fra quel sigillo e i primi tantra ci sono comunque tremilacinquecento anni, senza nessuna catena documentabile che li colleghi. Come si arriva a una data, in cinque mosse.
Come si datano davvero i testi
Non a sentimento. Si guarda la lingua (il sanscrito cambia in modi riconoscibili), chi cita chi (se A cita B, A è posteriore), i manoscritti e la loro età materiale, e le testimonianze esterne: iscrizioni, resoconti di viaggiatori, documenti di donazione ai templi.
È un lavoro lento che produce intervalli, non date esatte. Per questo gli studiosi scrivono «450-550» e non «487».
Da dove viene il numero
Non da una fonte indiana. Da un meccanismo che si può ricostruire in tre passaggi.
Il primo è l'Ottocento europeo. Quando gli orientalisti cominciano a datare i Veda, alcune stime li spingono molto indietro, e nella divulgazione l'India diventa la culla di una sapienza immemorabile. È l'epoca in cui nasce anche la categoria «tantra» come la usi tu — un'invenzione europea, come ti racconto nella pagina principale.
Il secondo è la teosofia, che fra fine Ottocento e primo Novecento diffonde l'idea di una tradizione unica e antichissima di cui le religioni storiche sarebbero rami tardivi. In quel quadro le date precise non servono: servono i millenni.
Il terzo è commerciale. «Cinquemila anni» è una formula che vende, perché mette il prodotto al riparo dalla verifica: nessuno discute con cinquanta secoli. E si copia da sola, di sito in sito, senza che nessuno risalga alla fonte — perché una fonte non c'è.
Non è un'esagerazione innocua. È la frase che serve a impedirti la domanda successiva.
Perché ti conviene saperlo
Mi potresti obiettare: che differenza fa, se la pratica funziona?
Ne fa una, e non è storica. La data serve a stabilire un'autorità che poi si usa per altro.
Se una cosa è antica cinquemila anni, chi te la propone non deve giustificarla: la tradizione ha già risposto per lui. Se è di millecinquecento — e ancora meglio, se quello che ti sta proponendo è degli anni Settanta — allora deve spiegarti perché funziona. E tu puoi chiederglielo.
È lo stesso motivo per cui il primo dei segnali nella pagina su come riconoscere un corso serio è proprio questo: chi non ha controllato le date non ha controllato nemmeno il resto.
Millecinquecento anni sono tantissimi
Chiudo da questa parte, perché smontare una data gonfiata a volte dà l'impressione di sminuire. Non è così.
Quando compaiono i primi tantra, in Europa l'impero romano d'Occidente è appena caduto. Quei testi sono più antichi della lingua italiana, della Divina Commedia, di qualunque università.
Descrivono un sistema di pratiche elaborato per secoli da persone che ci hanno dedicato la vita, e che è arrivato fino a te.
Non ha nessun bisogno di essere invecchiato artificialmente. Chi lo fa, di solito, non lo ha letto.
La data gonfiata non è un errore isolato: è un meccanismo. Un numero antico serve a togliere l'affermazione dalla discussione, perché nessuno discute con cinquemila anni.
Cosa fai: quando incontri una data in una presentazione — di un corso, di un metodo, di una tradizione — fai una domanda sola: qual è il manoscritto più antico, e dove si trova. Non serve saperne la risposta. Serve vedere se ce l'ha chi te lo sta dicendo. In trent'anni di divulgazione quella domanda non l'ha resa nessuno più facile.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

