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Tantricamente
Manoscritto su foglia di palma con la scrittura incisa

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Le parole, una per volta

di Luca Masrè Passaro11 minuti25 agosto 2026

Quarantaquattro parole, ognuna con la definizione delle fonti e — dove serve — l'uso storto che gira in giro. Tienilo aperto mentre leggi qualsiasi cosa sul tantra.
Se hai poco tempo, salta a le ultime cinque voci: sono quelle che senti più spesso, e che quasi sempre significano un'altra cosa da quella che ti fanno credere.

Le parole di base

Tantra
Dalla radice che significa «tessere»: la trama, e per estensione il trattato. Indica un genere di testi — scritture rivelate, spesso in forma di dialogo fra Shiva e la Dea, che espongono materie rituali. Non è il nome di una pratica, e ancora meno di una pratica sessuale.
Āgama
Altro nome per lo stesso genere di scritture, più usato nelle tradizioni shivaite del sud. In pratica, dove un testo dice tantra un altro dice āgama.
Śiva
La coscienza: il puro fatto di essere consapevoli, immobile e senza forma. ⚠️ Non è «il maschile»: è uno dei due nomi con cui si dice l'unica realtà.
Śakti
L'energia: la potenza che si manifesta e diventa mondo, corpo, tempo, parola. Inseparabile da Shiva — la tradizione lo dice senza mezzi termini: Shiva senza Shakti è un cadavere.
Advaita
«Non-due», non-dualismo. Attenzione: esistono non-dualismi diversi. Quello di Śaṅkara toglie realtà al mondo per salvarne l'unità; quello tantrico la lascia al mondo e dice che il mondo è manifestazione.
Līlā
Gioco. La realtà non si manifesta per necessità né per errore: si manifesta per eccesso di sé, come un gioco. È la risposta tantrica alla domanda «perché esiste qualcosa invece di niente».
Pratyabhijñā
«Riconoscimento». Il nome di una delle correnti maggiori del shivaismo kashmiro, e insieme la sua tesi: la liberazione non è raggiungere qualcosa che non hai, è riconoscere ciò che sei già.
Māyā
Nel vedānta, l'illusione che fa apparire molteplice ciò che è uno. Nel tantra il termine si sposta: non è un inganno da smascherare ma la potenza con cui la realtà si dà una forma.

La pratica

Dīkṣā
L'iniziazione. Non si entra nel tantra leggendo: si entra da qui. Il maestro trasmette il mantra e, secondo le fonti, una discesa di potenza senza la quale il rito non è valido.
Śaktipāta
La «discesa della potenza»: ciò che rende efficace l'iniziazione. Le fonti la descrivono come un atto che avviene al discepolo, non un risultato dei suoi sforzi.
Mantra
Non un simbolo della divinità né una preghiera rivolta a lei: è la divinità in forma sonora. Da qui la cura maniacale per la pronuncia e il divieto di divulgarlo.
Bīja
«Seme». Sillaba brevissima e priva di significato discorsivo che condensa un'intera divinità. Non si traduce perché non dice niente: è.
Japa
La ripetizione del mantra, contata con una corda di grani. Ha un numero prescritto, spesso decine di migliaia di ripetizioni distribuite su settimane. Non è meditazione nel senso che diamo noi alla parola.
Nyāsa
L'imposizione delle sillabe del mantra sulle parti del corpo, toccandole una a una. Serve a costruire un corpo divino sopra il proprio, prima del rito.
Pūjā
La liturgia. Nelle scuole più elaborate occupa ore, ogni giorno: purificazione, nyāsa, identificazione, visualizzazione, offerte, japa, congedo.
Yantra
Diagramma geometrico che funziona come il corpo della divinità in forma spaziale. ⚠️ Non illustra il rito e non serve a concentrarsi: è il luogo in cui il rito accade.
Maṇḍala
Parente più grande dello yantra, spesso figurato e costruito con polveri per una singola occasione, poi distrutto. Nell'iniziazione il candidato bendato vi getta un fiore.
Mudrā
⚠️ Parola con due significati che non c'entrano nulla fra loro: il gesto rituale della mano, e i cereali tostati che sono il quarto dei cinque elementi del rito. Il contesto decide.
Sādhana
La pratica intesa come percorso: l'insieme disciplinato di ciò che si fa, ogni giorno, per anni.

Il corpo sottile

Nāḍī
I canali lungo cui scorre l'energia nel corpo sottile. Tre contano più degli altri: due che si avvolgono lateralmente e uno centrale lungo la colonna.
Suṣumṇā
Il canale centrale, che nella condizione ordinaria è chiuso. Gran parte della pratica interiore serve ad aprirlo.
Cakra
«Ruota»: i centri disposti lungo l'asse verticale del corpo sottile. ⚠️ Non sono sette, e non sono colorati come l'arcobaleno: nelle fonti il numero varia — cinque, sei, nove, dodici — e la versione che conosciamo è in larga parte una costruzione novecentesca.
Kuṇḍalinī
La potenza che risiede alla base della colonna, descritta come avvolta su sé stessa, che la pratica risveglia e fa salire. Le fonti raccomandano di non lavorarci senza guida.
Prāṇa
Il soffio vitale, e insieme il respiro concreto: lavorare sul respiro è lavorare su di lui.
Bindu
«Punto», «goccia». Il punto senza dimensione da cui la manifestazione comincia — al centro dello yantra, e nel corpo sottile.
Nāda
Il suono primordiale, la vibrazione da cui nascono le forme. Sta al suono come il bindu sta allo spazio.

Il rito discusso

Pañcamakāra
«I cinque ma»: vino, carne, pesce, cereali tostati e unione sessuale. ⚠️ Quattro elementi su cinque riguardano il cibo: non è un rito sessuale con dei contorni, è un rito che infrange in blocco le regole di purità.
Maithuna
L'unione sessuale rituale, quinto dei cinque elementi. Riservata a correnti minoritarie, dentro condizioni severissime — iniziazione, segretezza, identificazione con le divinità — e con il piacere che non è lo scopo.
Vāmācāra
La «via della mano sinistra»: minoritaria, pratica i cinque elementi alla lettera.
Dakṣiṇācāra
La «via della mano destra»: maggioritaria, sostituisce gli elementi con equivalenti simbolici — latte di cocco al posto del vino, unione interiore al posto di quella fisica.
Kaula
Famiglia di correnti in cui il rito dei cinque elementi ha il suo posto. Il Kulārṇava Tantra è fra le fonti principali.

Testi, scuole, nomi

Tantrāloka
L'opera monumentale di Abhinavagupta (X–XI secolo), la sintesi maggiore del shivaismo non dualista del Kashmir.
Abhinavagupta
Filosofo, esteta e maestro kashmiro, autore del Tantrāloka. Uno dei pensatori più sofisticati che l'India abbia prodotto, e quasi sconosciuto fuori dagli addetti ai lavori.
Vijñāna Bhairava
Testo breve che elenca centododici modi di entrare nella consapevolezza. È il più letto oggi in Occidente, e non a caso: è il meno rituale di tutti.
Kulārṇava Tantra
Fonte principale sulle correnti kaula e sul rito dei cinque elementi.
Mahānirvāṇa Tantra
⚠️ Molto citato ma tardo — probabilmente XVIII secolo — e con un'agenda riformatrice. Usarlo per descrivere il tantra classico è un errore comune.
Śrīvidyā
Tradizione centrata sulla Dea e sul suo diagramma, lo Śrīcakra: nove triangoli intersecati che ne generano quarantatré.
Vajrayāna
«Veicolo di diamante»: il tantra buddhista, forma prevalente del buddhismo in Tibet e in Mongolia.
Arthur Avalon
Pseudonimo del magistrato britannico John Woodroffe, che all'inizio del Novecento tradusse e difese i testi tantrici. L'Occidente incontra il tantra già filtrato dalla sua lettura apologetica.

Le parole usate male

«Tantrico»
Aggettivo che oggi indica quasi tutto. Nelle fonti qualifica ciò che appartiene alle tradizioni fondate sui tantra: un rito, un testo, un lignaggio. Non un'atmosfera, non uno stile di vita, non un tipo di rapporto.
Neotantra
Il movimento nato in Occidente dagli anni Sessanta, che unisce elementi tantrici a psicologia umanistica e lavoro corporeo. È un fenomeno legittimo e recente: ha cinquant'anni, non mille, e la sua genealogia passa per la California più che per il Kashmir.
«Massaggio tantrico»
Formato commerciale occidentale recente. Non ha corrispettivo nelle fonti indiane: non esiste un testo tantrico che lo descriva.
«Energia»
Parola che in italiano copre tutto e non spiega niente. Quando serve, meglio dire quale: śakti, prāṇa, kuṇḍalinī sono cose diverse.
«Sapienza millenaria»
Formula da diffidare. I primi testi tantrici sono del V–VI secolo d.C.: il tantra è più recente dei Veda di un abisso di tempo, e chi parla di cinquemila anni non ha controllato.

Una parola che non sai definire è una parola con cui ti possono dire qualsiasi cosa.

Come usarlo

Non serve impararle. Serve poterle cercare.

Quando in un testo, in un volantino o in un video incontri una di queste parole usata in un senso che qui non trovi, hai un'informazione: chi la sta usando non l'ha presa dalle fonti.

Non è una prova di malafede — quasi sempre l'ha ereditata così. Ma ti dice quanto puoi fidarti del resto.

Se poi vuoi verificare tu stesso un'affermazione, le quattro mosse stanno nella pagina apposita, e i testi veri con le loro date qui.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.