Quarantaquattro parole, ognuna con la definizione delle fonti e — dove serve — l'uso storto che gira in giro. Tienilo aperto mentre leggi qualsiasi cosa sul tantra.
Se hai poco tempo, salta a le ultime cinque voci: sono quelle che senti più spesso, e che quasi sempre significano un'altra cosa da quella che ti fanno credere.
- Le parole di base
- La pratica
- Il corpo sottile
- Il rito discusso
- Testi, scuole, nomi
- Le parole usate male
Le parole di base
- Tantra
- Dalla radice che significa «tessere»: la trama, e per estensione il trattato. Indica un genere di testi — scritture rivelate, spesso in forma di dialogo fra Shiva e la Dea, che espongono materie rituali. Non è il nome di una pratica, e ancora meno di una pratica sessuale.
- Āgama
- Altro nome per lo stesso genere di scritture, più usato nelle tradizioni shivaite del sud. In pratica, dove un testo dice tantra un altro dice āgama.
- Śiva
- La coscienza: il puro fatto di essere consapevoli, immobile e senza forma. ⚠️ Non è «il maschile»: è uno dei due nomi con cui si dice l'unica realtà.
- Śakti
- L'energia: la potenza che si manifesta e diventa mondo, corpo, tempo, parola. Inseparabile da Shiva — la tradizione lo dice senza mezzi termini: Shiva senza Shakti è un cadavere.
- Advaita
- «Non-due», non-dualismo. Attenzione: esistono non-dualismi diversi. Quello di Śaṅkara toglie realtà al mondo per salvarne l'unità; quello tantrico la lascia al mondo e dice che il mondo è manifestazione.
- Līlā
- Gioco. La realtà non si manifesta per necessità né per errore: si manifesta per eccesso di sé, come un gioco. È la risposta tantrica alla domanda «perché esiste qualcosa invece di niente».
- Pratyabhijñā
- «Riconoscimento». Il nome di una delle correnti maggiori del shivaismo kashmiro, e insieme la sua tesi: la liberazione non è raggiungere qualcosa che non hai, è riconoscere ciò che sei già.
- Māyā
- Nel vedānta, l'illusione che fa apparire molteplice ciò che è uno. Nel tantra il termine si sposta: non è un inganno da smascherare ma la potenza con cui la realtà si dà una forma.
La pratica
- Dīkṣā
- L'iniziazione. Non si entra nel tantra leggendo: si entra da qui. Il maestro trasmette il mantra e, secondo le fonti, una discesa di potenza senza la quale il rito non è valido.
- Śaktipāta
- La «discesa della potenza»: ciò che rende efficace l'iniziazione. Le fonti la descrivono come un atto che avviene al discepolo, non un risultato dei suoi sforzi.
- Mantra
- Non un simbolo della divinità né una preghiera rivolta a lei: è la divinità in forma sonora. Da qui la cura maniacale per la pronuncia e il divieto di divulgarlo.
- Bīja
- «Seme». Sillaba brevissima e priva di significato discorsivo che condensa un'intera divinità. Non si traduce perché non dice niente: è.
- Japa
- La ripetizione del mantra, contata con una corda di grani. Ha un numero prescritto, spesso decine di migliaia di ripetizioni distribuite su settimane. Non è meditazione nel senso che diamo noi alla parola.
- Nyāsa
- L'imposizione delle sillabe del mantra sulle parti del corpo, toccandole una a una. Serve a costruire un corpo divino sopra il proprio, prima del rito.
- Pūjā
- La liturgia. Nelle scuole più elaborate occupa ore, ogni giorno: purificazione, nyāsa, identificazione, visualizzazione, offerte, japa, congedo.
- Yantra
- Diagramma geometrico che funziona come il corpo della divinità in forma spaziale. ⚠️ Non illustra il rito e non serve a concentrarsi: è il luogo in cui il rito accade.
- Maṇḍala
- Parente più grande dello yantra, spesso figurato e costruito con polveri per una singola occasione, poi distrutto. Nell'iniziazione il candidato bendato vi getta un fiore.
- Mudrā
- ⚠️ Parola con due significati che non c'entrano nulla fra loro: il gesto rituale della mano, e i cereali tostati che sono il quarto dei cinque elementi del rito. Il contesto decide.
- Sādhana
- La pratica intesa come percorso: l'insieme disciplinato di ciò che si fa, ogni giorno, per anni.
Il corpo sottile
- Nāḍī
- I canali lungo cui scorre l'energia nel corpo sottile. Tre contano più degli altri: due che si avvolgono lateralmente e uno centrale lungo la colonna.
- Suṣumṇā
- Il canale centrale, che nella condizione ordinaria è chiuso. Gran parte della pratica interiore serve ad aprirlo.
- Cakra
- «Ruota»: i centri disposti lungo l'asse verticale del corpo sottile. ⚠️ Non sono sette, e non sono colorati come l'arcobaleno: nelle fonti il numero varia — cinque, sei, nove, dodici — e la versione che conosciamo è in larga parte una costruzione novecentesca.
- Kuṇḍalinī
- La potenza che risiede alla base della colonna, descritta come avvolta su sé stessa, che la pratica risveglia e fa salire. Le fonti raccomandano di non lavorarci senza guida.
- Prāṇa
- Il soffio vitale, e insieme il respiro concreto: lavorare sul respiro è lavorare su di lui.
- Bindu
- «Punto», «goccia». Il punto senza dimensione da cui la manifestazione comincia — al centro dello yantra, e nel corpo sottile.
- Nāda
- Il suono primordiale, la vibrazione da cui nascono le forme. Sta al suono come il bindu sta allo spazio.
Il rito discusso
- Pañcamakāra
- «I cinque ma»: vino, carne, pesce, cereali tostati e unione sessuale. ⚠️ Quattro elementi su cinque riguardano il cibo: non è un rito sessuale con dei contorni, è un rito che infrange in blocco le regole di purità.
- Maithuna
- L'unione sessuale rituale, quinto dei cinque elementi. Riservata a correnti minoritarie, dentro condizioni severissime — iniziazione, segretezza, identificazione con le divinità — e con il piacere che non è lo scopo.
- Vāmācāra
- La «via della mano sinistra»: minoritaria, pratica i cinque elementi alla lettera.
- Dakṣiṇācāra
- La «via della mano destra»: maggioritaria, sostituisce gli elementi con equivalenti simbolici — latte di cocco al posto del vino, unione interiore al posto di quella fisica.
- Kaula
- Famiglia di correnti in cui il rito dei cinque elementi ha il suo posto. Il Kulārṇava Tantra è fra le fonti principali.
Testi, scuole, nomi
- Tantrāloka
- L'opera monumentale di Abhinavagupta (X–XI secolo), la sintesi maggiore del shivaismo non dualista del Kashmir.
- Vijñāna Bhairava
- Testo breve che elenca centododici modi di entrare nella consapevolezza. È il più letto oggi in Occidente, e non a caso: è il meno rituale di tutti.
- Mahānirvāṇa Tantra
- ⚠️ Molto citato ma tardo — probabilmente XVIII secolo — e con un'agenda riformatrice. Usarlo per descrivere il tantra classico è un errore comune.
- Śrīvidyā
- Tradizione centrata sulla Dea e sul suo diagramma, lo Śrīcakra: nove triangoli intersecati che ne generano quarantatré.
- Vajrayāna
- «Veicolo di diamante»: il tantra buddhista, forma prevalente del buddhismo in Tibet e in Mongolia.
- Arthur Avalon
- Pseudonimo del magistrato britannico John Woodroffe, che all'inizio del Novecento tradusse e difese i testi tantrici. L'Occidente incontra il tantra già filtrato dalla sua lettura apologetica.
Le parole usate male
- «Tantrico»
- Aggettivo che oggi indica quasi tutto. Nelle fonti qualifica ciò che appartiene alle tradizioni fondate sui tantra: un rito, un testo, un lignaggio. Non un'atmosfera, non uno stile di vita, non un tipo di rapporto.
- Neotantra
- Il movimento nato in Occidente dagli anni Sessanta, che unisce elementi tantrici a psicologia umanistica e lavoro corporeo. È un fenomeno legittimo e recente: ha cinquant'anni, non mille, e la sua genealogia passa per la California più che per il Kashmir.
- «Massaggio tantrico»
- Formato commerciale occidentale recente. Non ha corrispettivo nelle fonti indiane: non esiste un testo tantrico che lo descriva.
- «Energia»
- Parola che in italiano copre tutto e non spiega niente. Quando serve, meglio dire quale: śakti, prāṇa, kuṇḍalinī sono cose diverse.
- «Sapienza millenaria»
- Formula da diffidare. I primi testi tantrici sono del V–VI secolo d.C.: il tantra è più recente dei Veda di un abisso di tempo, e chi parla di cinquemila anni non ha controllato.
Una parola che non sai definire è una parola con cui ti possono dire qualsiasi cosa.
Come usarlo
Non serve impararle. Serve poterle cercare.
Quando in un testo, in un volantino o in un video incontri una di queste parole usata in un senso che qui non trovi, hai un'informazione: chi la sta usando non l'ha presa dalle fonti.
Non è una prova di malafede — quasi sempre l'ha ereditata così. Ma ti dice quanto puoi fidarti del resto.
Se poi vuoi verificare tu stesso un'affermazione, le quattro mosse stanno nella pagina apposita, e i testi veri con le loro date qui.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

