«Lo dicono i testi tantrici» è una frase che senti ovunque e che quasi nessuno sa completare. Quali testi? Scritti quando? In che lingua, e chi li ha tradotti? Questa pagina è l'elenco che manca: i libri veri, con le date e le edizioni, così la prossima volta puoi chiedere.
Il più antico che abbiamo
Si chiama Niśvāsatattvasaṃhitā, e per gli studiosi è oggi il più antico tantra shivaita sopravvissuto per intero. La datazione proposta è fra il 450 e il 550 dopo Cristo.
Il modo in cui ci è arrivato ti dice molto su come funziona questo campo: non esiste un originale.
Esiste un manoscritto nepalese del nono secolo, copiato quattro secoli dopo la composizione, ed è da lì che si risale al testo. L'edizione critica — la prima a stampa — è uscita solo di recente, curata da Dominic Goodall con Alexis Sanderson, Harunaga Isaacson, Diwakar Acharya e Nirajan Kafle.
Fermati un attimo su questo: il testo fondativo di una tradizione millenaria è leggibile in edizione critica da pochi anni. Chi scriveva di tantra nel Novecento — compresi gli autori che hanno formato l'immaginario che hai in testa — non poteva leggerlo.
Non esistono originali: esistono copie di copie, e il lavoro consiste nel risalire
Le grandi famiglie
I testi non sono un mucchio indistinto. Si dividono in gruppi che corrispondono a tradizioni diverse, spesso in polemica fra loro.
- Gli āgama shivaiti dualisti — la corrente poi detta Śaiva Siddhānta, che ha il corpus più ampio e più liturgico. Shiva e le anime restano distinti.
- I bhairavatantra — testi delle correnti non dualiste e trasgressive, dove compaiono le divinità feroci, i cimiteri, le pratiche impure. Da qui viene molto di quello che chiami «tantra».
- I kaula — le correnti dell'unione, in cui rientra il rito dei cinque elementi di cui ti parlo nella pagina sulla sessualità.
- I testi della Śrīvidyā — la tradizione della dea Tripurasundarī, con il suo diagramma, di cui tratto negli yantra.
- I tantra buddhisti — un corpus parallelo e altrettanto vasto, che dà vita al vajrayāna tibetano.
Quanti sono
Le liste tradizionali parlano di sessantaquattro tantra, ma è un numero simbolico. I testi effettivamente conservati sono diverse centinaia: molti ancora inediti, molti noti solo per citazioni dentro altri libri.
Una parte consistente della letteratura tantrica non è mai stata pubblicata, e alcuni testi esistono in un unico manoscritto.
I titoli che ricorrono
Se un discorso sul tantra è serio, prima o poi nomina questi. Imparali: è mezz'ora di lavoro.
Vijñāna Bhairava Tantra — forse l'ottavo o nono secolo. Centododici brevi istruzioni di pratica, formulate come risposte della divinità a una domanda. È il testo tantrico più leggibile, e quello che l'Occidente ha amato di più — con tutti i fraintendimenti che ne sono seguiti.
Tantrāloka di Abhinavagupta — inizio dell'undicesimo secolo, seimila versi. Non è un tantra: è il trattato che li mette in ordine tutti. Te ne parlo nella pagina sull'autore.
Kubjikāmata Tantra — il testo in cui compare per la prima volta una numerazione dei centri simile a quella moderna, come racconta la pagina sui chakra.
Ṣaṭcakranirūpaṇa — 1577, tardo. È il capitolo di un'opera più ampia, ed è la fonte da cui l'Occidente ha preso la descrizione dei sei centri, attraverso la traduzione di Arthur Avalon del 1919.
Kulārṇava Tantra — testo kaula, molto citato per le sue affermazioni sul vino e sul rapporto fra praticante e maestro.
Un testo ha un titolo, un secolo e un'edizione. Se mancano tutti e tre, non è un testo: è un modo di dire.
Cosa puoi leggere in italiano
La situazione è migliore di quanto credi, e peggiore di quanto servirebbe.
L'Italia ha una tradizione di studi indologici seria, e su questo campo in particolare: le traduzioni di Raniero Gnoli dei testi dello shivaismo kashmiro sono un riferimento internazionale. Il Tantrāloka e il Vijñāna Bhairava li leggi in italiano in edizioni curate.
Il resto è quasi tutto in inglese, e molto è ancora solo in sanscrito. Le edizioni critiche recenti escono da pochi centri — Amburgo, Pondicherry, Oxford — e sono lavori di decenni su singoli testi.
Perché ti serve questa pagina
Non per collezionismo bibliografico. Per una ragione pratica.
La differenza fra un'affermazione verificabile e una inventata sta quasi sempre qui.
Chi ti dice «lo dice il tantra» e sa nominare il testo, il secolo e l'edizione, sta facendo un'affermazione che puoi controllare: vai a vedere e scopri se ha ragione. Chi non li sa nominare sta dicendo un'altra cosa — che può anche essere sensata, ma non è quella.
È la ragione per cui questo sito cita sempre da dove viene quello che scrive. Non è pedanteria accademica: è l'unico modo che hai per controllarmi.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

