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Tantricamente
Figure scolpite in fila, i tratti consumati

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Fondamenta

Le divinità del tantra

di Luca Masrè Passaro5 minuti31 agosto 2026

Se entri nei testi tantrici incontri decine di nomi e ti perdi. Una mappa aiuta — non per impararli tutti, ma per capire come è organizzato quel mondo: perché tante divinità, che rapporto hanno fra loro, e che cosa significhi «divinità» qui.

Che cosa significa «divinità» qui

La domanda va posta per prima, perché la risposta non è quella che ti aspetti.

In un sistema non dualista non ci sono esseri separati che abitano altrove. Le divinità sono forme dell'unica coscienza: modi in cui si rende disponibile, e strutture che il praticante costruisce per abitarle.

È lo stesso statuto del diagramma: non rappresentano, sono.

Da qui una conseguenza che sconcerta: nel rito il praticante diventa la divinità prima di renderle culto. Non preghi qualcuno: assumi una forma.

Figure scolpite in fila, i tratti consumati

Non abitanti di un altrove: forme che si assumono

Le grandi figure

Śiva — nelle correnti shivaite è l'assoluto in quanto prakāśa, la luce della coscienza. Nella forma terribile è Bhairava, che dà il nome a un'intera famiglia di testi. Vedi le divinità feroci.

Śakti — la potenza, vimarśa. Non una consorte: l'altro aspetto dello stesso atto. Si manifesta in innumerevoli forme, ciascuna con il suo culto.

Kālī — il tempo che divora, divinità suprema del Krama e delle tradizioni bengalesi.

Tripurasundarī — «la bella dei tre mondi», al centro della Śrīvidyā, il cui culto ruota attorno allo Śrī Yantra.

Kubjikā — «la curva», divinità di una tradizione oggi poco nota ma importante: il suo testo principale è dove compare per la prima volta una numerazione dei centri simile a quella moderna.

Perché tante

Non è politeismo nel senso comune. Ogni corrente ha la propria divinità centrale, e nel proprio sistema quella è l'assoluto — non una fra molte.

La molteplicità che vedi dall'esterno è la somma di tradizioni diverse, ognuna delle quali, al suo interno, è rigorosamente monista.

I seguiti

Un tratto che colpisce chiunque legga un manuale rituale: attorno alla divinità centrale c'è sempre una corte, disposta in cerchi concentrici.

Otto, sedici, sessantaquattro figure, ciascuna con nome, attributi e posizione precisa nel diagramma. Le yoginī sono le più note.

La logica è quella della visualizzazione: si costruisce dall'esterno verso il centro e si riassorbe in senso inverso.

Il seguito è la molteplicità dispiegata perché possa essere ricondotta all'uno. Non un organigramma celeste.

Non sono personaggi. Sono posizioni in una struttura che si costruisce per poterla smontare.

Perché così tante sono terribili

È il tratto che l'iconografia rende più visibile, e ha una ragione precisa.

Un non-dualismo coerente non può escludere niente: se tutto è forma della coscienza, anche la morte, la decomposizione e la violenza lo sono. Una divinità solo benevola sarebbe parziale — e i testi lo dicono esplicitamente.

La ferocia serve inoltre a produrre uno shock, e lo shock interrompe: lo stesso principio degli intervalli del Vijñāna Bhairava.

E funziona come barriera all'ingresso, come vedi qui.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.