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Tantricamente
Onda che si ritira, l'istante prima della successiva

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Filosofia

Krama, la scuola della successione

di Luca Masrè Passaro5 minuti31 agosto 2026

È la corrente più radicale del non-dualismo kashmiro, e la meno conosciuta. Il suo oggetto non è una divinità né uno stato: è il processo stesso con cui la coscienza conosce, colto mentre accade. E la sua divinità è Kālī.

Il nome dice il metodo

Krama significa «sequenza», «successione», «passo dopo passo». Non è un dettaglio: è la tesi.

Ogni atto di conoscenza, per questa scuola, ha una struttura in fasi. Emissione: l'oggetto appare. Mantenimento: lo tieni presente. Riassorbimento: svanisce nella coscienza.

Poi il ciclo ricomincia. Migliaia di volte al giorno, per ogni percezione e ogni pensiero.

La pratica consiste nel vedere quel ciclo mentre gira. E in particolare nel cogliere l'istante in cui una percezione si dissolve e la successiva non è ancora arrivata.

Onda che si ritira, l'istante prima della successiva

Interessa l'intervallo fra un'onda e l'altra, non l'onda

Perché Kālī

La divinità del Krama non è casuale, e la scelta è coerente fino in fondo.

Kālī è il tempo che divora: la potenza che riassorbe. In una scuola il cui oggetto è il ciclo della conoscenza, la fase decisiva è quella in cui l'oggetto svanisce. Ed è la sua.

Il Krama sviluppa serie di forme di Kālī, ognuna corrispondente a una fase del processo. Non sono divinità diverse: sono momenti dello stesso movimento, personificati per poterli distinguere nella pratica.

La differenza con il Trika

Il Trika è sistematico, gerarchico, liturgico: costruisce un edificio.

Il Krama è essenziale e poco rituale: gli interessa un unico punto, e ci torna sopra. Abhinavagupta assorbe il Krama nel proprio sistema, e alcuni studiosi sostengono che gli debba più di quanto ammetta.

Perché è la più radicale

Per un motivo preciso: non c'è niente da raggiungere, e nemmeno niente da riconoscere una volta per tutte.

Il Riconoscimento è ancora un evento: prima non sapevi, poi sai.

Nel Krama non c'è un punto d'arrivo, perché il ciclo non si ferma. C'è solo l'accorgersi, ora, mentre accade. E poi di nuovo.

È una posizione che assomiglia più a certe formulazioni dello zen che al resto della filosofia indiana. E i due sistemi non si sono mai incontrati.

Non c'è un traguardo. C'è solo questo giro, e poi il prossimo.

Perché non lo conosci

Tre ragioni, tutte comprensibili.

Ha lasciato pochi testi, e in parte frammentari: è arrivato a noi soprattutto attraverso le citazioni di altri.

È stato assorbito. Il Trika ne ha incorporato gli elementi migliori, e come spesso accade la scuola che sistema è quella che sopravvive.

Non offre niente. Nessuna tecnica confezionabile, nessuno stato promesso, nessun percorso a tappe.

È la stessa ragione per cui la grazia e lo spanda sono assenti dal tantra commerciale: è materiale che non si può vendere.

Guardare la successione, non il contenuto

Il Krama non ha per oggetto una divinità né uno stato. Ha per oggetto il processo con cui conosci qualcosa: come sorge, come si mantiene, come si dissolve. Non che cosa pensi. Come.

Cosa fai: una volta oggi, con un pensiero qualunque, guarda la sua forma invece del suo contenuto: quando è arrivato, quanto è durato, cosa è venuto dopo. Non giudicarlo, non risolverlo. È l'esercizio più semplice che questa scuola permette, ed è anche il più scomodo, perché il contenuto tira sempre.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è La filosofia del tantra: il non-dualismo.