Senza di lui, in Occidente la parola «tantra» non significherebbe quello che significa. Ti separo con precisione quello che Osho ha ripreso dalle fonti indiane da quello che ha costruito lui — perché la confusione fra le due cose è la radice di quasi tutti i malintesi italiani sull'argomento.
Chi era, in due righe
Chandra Mohan Jain (1931-1990), poi noto come Bhagwan Shree Rajneesh e infine come Osho, è stato un oratore indiano di enorme seguito. Insegnante di filosofia, dagli anni Sessanta comincia a tenere discorsi pubblici che vengono trascritti in centinaia di volumi. Fra i temi ricorrenti, il tantra.
La sua diffusione in Occidente è massiccia: comunità in India e negli Stati Uniti, decine di migliaia di seguaci, una produzione editoriale che continua a vendere trent'anni dopo la sua morte.
Cosa ha effettivamente ripreso
Non partiva dal nulla, e questo va riconosciuto. Alcuni elementi dei suoi discorsi vengono da materiale tantrico reale.
- Il Vijñāna Bhairava Tantra, su cui tiene un lungo ciclo di commenti. È un testo autentico, e non a caso il più adatto: elenca centododici modi brevissimi di entrare nella consapevolezza, quasi senza apparato rituale. È il tantra più facile da presentare a un pubblico occidentale.
- Il rovesciamento verso il corpo. L'idea che il corpo non sia l'ostacolo ma la porta è una tesi tantrica autentica, che Osho riprende con forza.
- Il rifiuto della repressione come via spirituale: anche questo ha un fondamento nelle fonti, dove il desiderio non va spento ma riconosciuto.
Nelle fonti la sessualità è l'ultimo di cinque elementi, e quattro riguardano il cibo
Cosa ha aggiunto
Molto. E quasi sempre senza dichiararlo come aggiunta: è qui che nasce il problema che ti riguarda.
La centralità della sessualità. Nei suoi discorsi il sesso diventa la porta principale. Nelle fonti è un elemento marginale, riservato a correnti minoritarie sotto condizioni severissime. È un riposizionamento, non una lettura: sposta al centro quello che stava al margine.
La psicologia occidentale. Le sue comunità praticavano dinamiche di gruppo, terapie corporee, catarsi, tecniche derivate dalla gestalt e dal movimento del potenziale umano. Sono strumenti novecenteschi e occidentali, presentati insieme al vocabolario indiano.
L'eliminazione della struttura. È l'aggiunta più radicale, e passa quasi inosservata: il tantra di Osho non ha iniziazione, non ha lignaggio, non ha liturgia quotidiana, non ha segretezza. Cioè non ha nessuno degli elementi che nelle fonti definiscono cosa sia un praticante tantrico. Te ne parlo per esteso nella pagina sulla tradizione e il rito.
Il rovesciamento in una riga
Le fonti descrivono un sistema rituale, iniziatico e segreto in cui la sessualità occupa un angolo.
Osho propone un percorso libero, aperto e pubblico in cui la sessualità sta al centro.
Ogni singolo attributo è invertito.
Rituale, iniziatico e segreto da una parte. Libero, aperto e pubblico dall'altra.
Perché ha funzionato così bene
Perché arrivava al momento giusto.
L'Occidente degli anni Sessanta e Settanta stava rimettendo in discussione la propria morale sessuale, e cercava un'alternativa alla spiritualità che aveva conosciuto — quella che il corpo lo mortificava. Un insegnamento che dichiarava sacro il desiderio rispondeva esattamente a quella domanda. È lo stesso motivo per cui la controcultura adottò la parola «tantra» prima ancora di sapere cosa indicasse.
E arrivava con la migliore delle credenziali possibili: veniva dall'India, e portava un nome antico.
Che cosa farne, oggi
Due errori opposti, entrambi diffusi. Evitali tutti e due.
Il primo è prendere i suoi discorsi come esposizione del tantra indiano. Non lo sono: sono un'opera originale del Novecento, che usa materiale tantrico fra altri materiali.
Il secondo è liquidarlo perché non filologico. Se hai trovato qualcosa di utile in quei testi, non hai trovato niente di illusorio: hai incontrato un pensiero novecentesco efficace, che merita di essere giudicato per quello che è.
La cosa sensata è tenerli distinti e chiamarli con due nomi diversi. Che è poi tutto il lavoro di questo sito.
Prendere i suoi discorsi per un'esposizione del tantra indiano è sbagliato: sono un'opera originale del Novecento. Liquidarlo in blocco è altrettanto comodo, e altrettanto poco informativo.
Cosa fai: quando incontri un'affermazione «tantrica» che ti sembra familiare, prova a collocarla: viene dai testi o viene da lui? Due indizi che funzionano quasi sempre — se parla di lasciar andare la mente e di essere spontaneo, è sua; se prescrive una procedura, un'ora e un numero di ripetizioni, viene da altrove.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Il tantra in Occidente: come ci è arrivato.

