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Tantricamente
Pagine antiche accanto ad appunti in caratteri latini

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Il tantra in Occidente

di Luca Masrè Passaro10 minuti30 agosto 2026

Fra i testi indiani e il volantino che hai in mano ci sono centocinquant'anni e una decina di persone. Tutte con un nome, una data e un motivo per fare quello che hanno fatto. Ti faccio vedere la catena intera. È la pagina che spiega perché quasi tutto quello che sai sul tantra lo ha deciso l'Europa.

La premessa che cambia tutto

«Il tantra» come categoria unitaria — un insieme coerente di dottrine, distinto dal resto dell'induismo — è un'invenzione europea dell'Ottocento.

In India c'erano testi chiamati tantra, correnti che vi si riferivano, praticanti dentro lignaggi precisi. Non c'era «il tantra». Nessuno si sarebbe definito «tantrico» come oggi ci si definisce buddhista.

Lo storico Hugh Urban lo ha detto così, e vale la pena tenerlo: non era una categoria nella testa di chi stava dentro, ma nella testa di chi guardava da fuori.

Tutto quello che segue è la storia di come quella scatola vuota si è riempita.

Pagine antiche accanto ad appunti in caratteri latini

Ogni passaggio ha lasciato qualcosa. Quasi nessuno ha detto cosa aveva aggiunto

1. I missionari, e lo scandalo (1800-1880)

I primi europei che leggono i tantra sono missionari e funzionari coloniali. E reagiscono con orrore.

Prendono i passaggi sul rito dei cinque elementi, li isolano, e li usano come prova che l'induismo è degenerato e va civilizzato.

Guarda bene cosa succede qui, perché è il punto di partenza di tutto: nasce l'equazione tantra-uguale-sesso, con il segno negativo. Il contenuto è già fissato. Nei cent'anni dopo cambierà solo il giudizio. La storia completa.

2. La teosofia (1875-1930)

La Società Teosofica costruisce l'idea di una sapienza unica e antichissima di cui tutte le religioni sarebbero rami. In quel quadro il materiale indiano diventa una miniera, e le date smettono di contare: servono i millenni.

È l'ambiente in cui Charles Webster Leadbeater, nel 1927, pubblica The Chakras: sette centri legati ai plessi nervosi, con nomi non sanscriti. L'anno dopo un altro libro li lega alle ghiandole endocrine. Negli anni Trenta arriva l'arcobaleno. E nel 1977 tutto finisce in un libro solo, insieme alle qualità psicologiche.

Niente di tutto questo sta nei testi indiani. E tutto è ancora in circolazione, un secolo dopo — te lo ricostruisco qui.

3. Avalon, e le traduzioni (1913-1930)

John Woodroffe, giudice a Calcutta, pubblica sotto lo pseudonimo di Arthur Avalon i testi che rendono possibile tutto il resto.

È il passaggio migliore della catena, e va detto: traduce sul serio, e difende quei testi contro il disprezzo dei suoi contemporanei.

Ma li spiega con le categorie del 1919 — la fisiologia, l'elettricità, il vitalismo. E la spiegazione viaggerà insieme al testo, senza che nessuno tracci mai il confine. La sua storia qui.

Il meccanismo, in una riga

Ogni mediatore ha spiegato una cosa lontana con le parole che aveva. Nessuno ha mentito. Solo che nessuno ha segnalato dove finiva il testo e cominciava la spiegazione — e dopo tre passaggi la differenza non la vedeva più nessuno.

4. La psicologia (1930-1960)

Nel 1932 Jung tiene un seminario sul kundalini yoga e legge i centri come stadi dello sviluppo psichico. Nello stesso periodo Reich, e poi la bioenergetica, elaborano l'idea che il corpo trattenga tensioni e che liberarle sia terapeutico.

Sono filoni che col tantra non c'entrano niente. Ma forniscono la cornice in cui verrà riletto: non più rito, ma sblocco. Da qui in poi «energia bloccata» diventa il modo normale di parlarne. Cosa disse davvero Jung — e ti anticipo che è quasi l'opposto di come lo citano.

5. Eliade e l'accademia (1950-1970)

Mircea Eliade dà al tantra dignità universitaria e un pubblico largo. Ma lo mette dentro grandi schemi comparativi — l'arcaico, il sacro, il ritorno alle origini — che sono suoi, e che i testi non conoscono.

Il risultato è a due facce: il tantra diventa studiabile, e insieme entra in una cornice romantica che gli studi successivi hanno dovuto smontare pezzo per pezzo. Il bilancio.

6. La controcultura (1960-1980)

Adesso arriva il pubblico.

Una generazione che cerca alternative alla morale ricevuta trova nel tantra una tradizione antica che sembra autorizzare quello che voleva già fare. Il giudizio ottocentesco si rovescia: quella che era degenerazione diventa saggezza.

Ma nota una cosa: la definizione non cambia. Cambia solo il segno davanti.

Il divulgatore più efficace è Osho, che rovescia ogni singolo attributo del tantra storico — dal segreto alla pubblicità, dall'iniziazione al seminario aperto — e proprio per questo funziona.

Dieci mediatori in centocinquant'anni. E alla fine della catena un prodotto che nessuno di loro aveva progettato.

7. Il mercato (1980-oggi)

L'ultimo passaggio, quello che blocca tutto: la definizione diventa redditizia.

Si struttura un settore — seminari, formazioni, massaggi a listino — che ha ogni interesse a confermare il significato ereditato. In Italia arriva negli anni Ottanta, via Poona e Germania: la storia italiana è qui.

Da questo momento il significato della parola non dipende più dai testi né dagli studiosi. Dipende da chi vende e da cosa cerca chi compra.

La controstoria: gli studi veri

Nello stesso periodo, in parallelo e senza quasi toccarlo, succede un'altra cosa: il tantra diventa un campo di studi serio.

Dagli anni Ottanta Alexis Sanderson e la sua scuola ricostruiscono la storia dello shivaismo con un rigore che prima non c'era. Escono edizioni critiche, si datano i testi, si mappano i lignaggi. André Padoux lavora sulla teoria della parola, Dominic Goodall sui testi più antichi, Hugh Urban sulla costruzione della categoria.

Quasi niente di questo lavoro è arrivato in italiano. Ed è il motivo per cui esiste questo sito: fra quello che si sa e quello che si legge, su nessun altro tema religioso c'è un abisso così largo. Chi sono, e cosa hanno trovato.

Un giudizio, alla fine

Ci tengo a chiudere senza fare il processo a nessuno, perché non è una storia di truffatori.

È una storia di traduzioni fatte in buona fede, ognuna con gli strumenti del suo tempo, che si sono depositate una sull'altra fino a produrre un oggetto nuovo.

E quell'oggetto — chiamiamolo neotantra — ha una sua dignità: aiuta delle persone, è nato da bisogni veri, non deve scusarsi di essere recente.

Il problema comincia in un punto solo, ed è sempre lo stesso: quando si presenta come la cosa da cui è derivato.

Distinguere le due non serve a squalificare nessuno. Serve a te, per poter scegliere sapendo cosa scegli.

Occidente

Gli approfondimenti di questa sezione

Ogni passaggio della catena ha un nome e una data. Qui ognuno viene aperto per conto suo.

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