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Tantricamente
Riflesso di luce colorata su una superficie scura

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La teosofia, e i chakra colorati

di Luca Masrè Passaro5 minuti30 agosto 2026

Se oggi immagini sette centri lungo la colonna, colorati dal rosso al viola, stai usando una mappa costruita in Occidente. Si è formata un pezzo alla volta, fra Otto e Novecento. Il primo pezzo l'ha messo una società esoterica vittoriana, e la sua impronta sul modo in cui pensi il corpo spirituale è ancora lì.

Che cos'era la Società Teosofica

Fondata a New York nel 1875 da Helena Blavatsky e Henry Olcott, è il canale principale attraverso cui l'India spirituale entra nell'immaginario occidentale.

La sua tesi centrale: esiste una sapienza unica e antichissima, custodita da maestri nascosti, di cui tutte le religioni storiche sarebbero rami parziali e degradati.

Da quella premessa discende un modo di trattare le fonti che riconosci ancora oggi: le differenze fra tradizioni contano poco, le date contano ancora meno, e quello che serve è la sostanza comune.

È il quadro in cui «cinquemila anni» diventa un'espressione naturale. Non un'affermazione da verificare, ma un modo di dire «molto profondo». Il problema di quel numero sta nella pagina apposita.

Riflesso di luce colorata su una superficie scura

I sette colori vengono dallo spettro della luce. Cioè da Newton, non dall'India

Leadbeater, e i colori arrivati dopo

Charles Webster Leadbeater pubblica The Chakras nel 1927. Quel libro chiude il primo tratto di una storia cominciata con Blavatsky negli anni Ottanta dell'Ottocento.

Sostiene di descrivere quello che osserva con la chiaroveggenza. Nel suo libro ci sono già i sette centri, i plessi nervosi e i nomi non sanscriti, messi insieme nei cinquant'anni prima. E ci sono dei colori, ma sono i suoi: non ancora la scala dell'arcobaleno.

Il resto arriva dopo, a pezzi. Nel 1928 un libro lega i centri alle ghiandole endocrine. L'ha scritto un'insegnante di yoga americana che si faceva chiamare Cajzoran Ali. Negli anni Trenta i terapeuti del colore danno a ogni centro un colore dello spettro.

Le qualità psicologiche (radicamento, sessualità, potere, compassione) prendono forma a Esalen, in California. Nel 1977 Ken Dychtwald mette insieme colori, ghiandole e qualità in un libro, Bodymind. Questa storia l'ha ricostruita Kurt Leland in Rainbow Body, uscito nel 2016.

Ghiandole, plessi nervosi e scala dell'arcobaleno nei testi tantrici non ci sono. Nel Ṣaṭcakranirūpaṇa del 1577 il primo centro è un loto rosso con dentro un quadrato giallo: la terra. La ricostruzione sta nella pagina sui chakra.

Perché proprio sette colori

Il perché, nelle fonti che conosco, nessuno l'ha scritto. Una cosa però è certa, e cambia il quadro.

I sette colori dell'arcobaleno li ha contati Newton — e ne contò sette per far tornare l'analogia con le note musicali, non perché l'occhio ne distingua sette. La scala dei chakra eredita quindi un numero che era già arbitrario in partenza.

Cos'altro ti hanno lasciato

Non solo i colori. Tre idee teosofiche sono diventate senso comune, e nessuna è indiana.

Il «corpo eterico». L'idea di un doppio energetico del corpo fisico, con una sua consistenza quasi materiale, viene dall'occultismo europeo. Non dalle nāḍī dei testi, che sono altro — te lo spiego nella pagina sul corpo sottile.

L'evoluzione spirituale a stadi. L'idea che l'anima progredisca lungo una scala di livelli è darwinismo applicato allo spirito, tipico di fine Ottocento. I testi tantrici parlano di riconoscimento, non di progresso — e la differenza è tutta qui.

Il sincretismo. L'abitudine di mescolare fonti indiane, egizie, cristiane e cabalistiche nello stesso discorso è teosofica di nascita. Chi oggi ti accosta chakra e arcangeli non sta improvvisando: sta seguendo un metodo con centocinquant'anni di storia.

Non hanno tradotto l'India. Hanno costruito qualcosa di nuovo, e le hanno messo un nome indiano.

Il giudizio, che è doppio

Sarebbe ingeneroso liquidarli come impostori, e ingenuo prenderli per fonti.

Il merito: in un'epoca in cui l'Europa considerava l'India un paese da civilizzare, la Società Teosofica ha sostenuto che avesse qualcosa da insegnare. Ha finanziato traduzioni, fondato biblioteche, appoggiato il movimento nazionalista indiano. Non è poco.

Il danno: ha prodotto una versione dell'India che gli indiani non riconoscevano, e l'ha resa così efficace che è tornata indietro. Parte della divulgazione indiana contemporanea sui chakra ripete Leadbeater credendo di ripetere la propria tradizione.

L'arcobaleno come test di datazione

I sette centri colorati dal rosso al viola non stanno in nessun testo indiano. Sono un montaggio occidentale: i centri arrivati con la teosofia, l'arcobaleno degli anni Trenta, le qualità degli anni Settanta.

Cosa fai: è il test più rapido che questo sito ti può dare, e si fa guardando un'immagine. Se i centri sono sette e con i colori dell'arcobaleno, la fonte è occidentale. E non è più antica degli anni Trenta del Novecento, qualunque cosa dica la didascalia. Nei testi indiani i centri cambiano di numero, e i colori quando ci sono servono ad altro.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Il tantra in Occidente: come ci è arrivato.