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Tantricamente
Figura in controluce, i contorni sfumati

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Il tantra nei social

di Luca Masrè Passaro5 minuti30 agosto 2026

Sui social il tantra è diventato un formato: fondo scuro, sanscrito in corsivo, una frase che promette. Ti faccio vedere come funziona quel formato, perché ormai è il canale da cui quasi tutti ricevono questa parola per la prima volta — probabilmente anche tu.

Il formato

È riconoscibile e si ripete quasi identico. Un'immagine suggestiva — silhouette, tramonto, mani. Una frase breve in prima persona plurale o all'imperativo. Un termine sanscrito, spesso uno solo, usato come sigillo di autenticità. Nessuna fonte.

Il contenuto è quasi sempre una delle affermazioni che ti elenco fra gli errori più comuni: i chakra bloccati, l'energia da liberare, il maschile e il femminile, i cinquemila anni.

Figura in controluce, i contorni sfumati

Il formato premia ciò che si dice in una riga. E la verifica non sta in una riga

Perché il formato seleziona il falso

Non è questione di malafede. È una conseguenza strutturale, e ti conviene capirla una volta per tutte.

Un'affermazione verificata suona così: «Nel Ṣaṭcakranirūpaṇa, testo del 1577, il primo centro è un loto rosso con dentro un quadrato giallo. La scala dell'arcobaleno compare negli anni Trenta del Novecento (Kurt Leland, Rainbow Body).» Due righe, tre nomi propri, nessuna promessa.

La versione che circola suona così: «Il tuo primo chakra è la radice. Se è bloccato, senti paura.» Una riga, seconda persona, un problema e una soluzione implicita.

Il secondo vince sempre. E non perché il pubblico sia sciocco: perché il formato premia la brevità, l'emozione e l'utilità apparente. La verifica ha bisogno di spazio, e lo spazio è esattamente quello che manca.

Il costo di correggere

Smentire richiede molto più spazio che affermare. È un principio noto, e vale ovunque.

Su un canale che dà a tutti gli stessi trenta secondi, chi dice il falso ha un vantaggio strutturale. Non lo batti con post più bravi: lo batti solo altrove, dove lo spazio c'è.

Il sanscrito come decorazione

Un tratto su cui ti chiedo di fare attenzione: la parola sanscrita usata non per il suo significato, ma come segnale.

Compaiono termini reali — ānanda, śakti, mūlādhāra — collocati in frasi che con il loro significato tecnico non c'entrano niente. Funzionano come un timbro di autenticità: la presenza della parola straniera certifica che si sta parlando di qualcosa di antico.

È esattamente il meccanismo dell'etimologia edificante di cui ti parlo nella pagina sulla parola, portato al grado zero. La parola non spiega più niente: segnala soltanto.

Non è disinformazione. È un formato che non ha spazio per la fonte, usato da chi non l'ha cercata.

Cosa puoi farci

Poco su quel canale. Molto altrove.

Un sito con cento pagine che citano le fonti non compete con un video di trenta secondi, e non deve provarci. Serve a chi, dopo il video, si è fatto una domanda. È una minoranza — ma è la minoranza che poi decide se pagare un corso.

Il criterio pratico che ti lascio sta in una riga, e da domani lo puoi applicare a tutto quello che scorri: quando un contenuto ti dice cosa sentire, e non da dove viene quello che afferma, sai in quale delle due categorie sei finito.

Smontarne uno, una volta

Il formato è sempre lo stesso: fondo scuro, una parola in sanscrito in corsivo, una frase che promette. Funziona perché non lascia il tempo di chiedere da dove viene.

Cosa fai: prendi il prossimo che ti passa davanti e dedicagli un minuto invece di tre secondi. Tre domande: c'è un testo nominato? c'è una data? c'è qualcosa di verificabile, o solo un'affermazione? Non serve commentare né correggere nessuno. Serve che l'abbia fatto una volta: il formato, dopo, si vede da solo.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Il tantra in Occidente: come ci è arrivato.