Nel 1932 Carl Gustav Jung tiene a Zurigo quattro conferenze sul kundalini yoga. Sono lucide, oneste, e contengono un avvertimento che quasi nessuno dei suoi seguaci ha raccolto: diceva che quel materiale era pericoloso per gli occidentali, e che lui lo stava usando per un'altra cosa.
Che cosa fece
Il seminario nasce da un incontro con l'indologo Wilhelm Hauer, che presenta i testi. Jung interviene per interpretarli psicologicamente.
La sua lettura è netta: i centri del corpo sottile sono stadi dello sviluppo psichico. Il primo corrisponde alla condizione radicata nel mondo materiale, i successivi a livelli crescenti di consapevolezza. La salita della kundalini diventa il processo che lui chiama individuazione — la strada verso l'integrazione della personalità.
È una lettura coerente e feconda. Ed è, dichiaratamente, una traduzione in un altro linguaggio: Jung non sostiene di spiegare cosa intendessero gli indiani.
Leggeva i simboli indiani come materiale della psiche. E diceva di stare facendo esattamente questo
L'avvertimento
Ecco la parte che ti devo riportare, perché è quella che si è persa.
Jung sosteneva che gli occidentali non dovessero praticare lo yoga indiano.
La ragione, nel suo quadro: quei simboli e quelle tecniche sono nati dentro una cultura che li contestualizza, e trapiantati in una psiche europea rischiano di produrre inflazione — l'identificazione dell'io con contenuti che non gli appartengono.
Riteneva che l'Occidente dovesse trovare la propria strada, radicata nella propria tradizione.
Quindi il fatto che oggi il suo nome venga usato per legittimare pratiche orientali è un rovesciamento di quello che ha scritto.
Dove stava la differenza
Per i testi tantrici la salita dell'energia è un evento reale in una struttura reale, dentro un rito, dopo un'iniziazione.
Per Jung è un simbolo di un processo psichico. Non sono due descrizioni della stessa cosa: sono due cose diverse che condividono un'immagine.
Cosa ne è derivato
L'eredità è ambivalente, e ti conviene separarla in due.
Il bene: Jung ha reso i simboli indiani discutibili in ambito colto senza esotismo. Ha aperto la strada a un'attenzione seria per l'immaginario religioso, e ha influenzato generazioni di studiosi.
L'effetto collaterale: ha fornito lo schema che permette di psicologizzare qualunque cosa. Dopo di lui ogni elemento di una tradizione può essere riletto come stadio dello sviluppo interiore — e la lettura psicologica tende a presentarsi come il vero significato di quello che spiega.
È il passaggio decisivo per il neotantra. Senza la cornice psicologica, «sbloccare il secondo chakra» non vorrebbe dire niente. La catena completa sta nella pagina sulla ricezione occidentale.
Ha tradotto in un'altra lingua, e lo ha detto. Chi è venuto dopo ha smesso di dirlo.
Animus, anima e Shiva
Un caso specifico merita di essere nominato, perché è il più diffuso e probabilmente lo hai già incontrato.
L'idea che ciascuno contenga un principio maschile e uno femminile da riequilibrare è junghiana: animus e anima.
Applicata a Shiva e Shakti produce la formula che senti in ogni corso. E nei testi non c'è, perché lì la coppia è prakāśa e vimarśa, luce e autocoscienza — non due poli di genere. Il confronto sta nella pagina apposita.
Anche qui: la lettura junghiana è interessante, e a molte persone è utile. Il problema è la firma sbagliata in fondo.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Il tantra in Occidente: come ci è arrivato.

