La controcultura, e il tantra degli anni Sessanta
di Luca Masrè Passaro5 minuti29 agosto 2026
Negli anni Sessanta il tantra smette di essere materia da orientalisti e diventa una parola d'ordine. Non perché qualcuno avesse letto qualcosa di nuovo: perché una generazione cercava una tradizione antica che autorizzasse quello che voleva già fare.
Che cosa cercavano
Il contesto conta, e te lo ricostruisco senza ironia.
Una generazione occidentale rifiuta insieme la morale sessuale ricevuta, l'autorità religiosa, il consumismo e la razionalità strumentale. Cerca alternative, e le cerca fuori: in Oriente, nelle sostanze psichedeliche, nelle comunità. Che cosa cercava davvero, e perché il tantra sembrava avere la risposta.
Il tantra, così come lo aveva costruito la catena europea precedente — la storia sta qui —, offriva esattamente il profilo richiesto: antico, orientale, spirituale e sessuale insieme.
Nessun'altra tradizione disponibile aveva quella combinazione.
Serviva una tradizione che dicesse di sì. Il tantra, come era stato descritto, la diceva
Il rovesciamento del giudizio
Il fatto più interessante di questo passaggio, e voglio che tu lo veda bene: il contenuto non cambia. Cambia il segno.
Nell'Ottocento i missionari avevano definito il tantra come culto osceno, e lo consideravano prova di degenerazione. Negli anni Sessanta la stessa definizione viene accettata e capovolta: quella che era degenerazione diventa liberazione.
Nessuno rimette in discussione l'equazione di partenza. Entrambe le parti sono d'accordo su cosa sia il tantra; discutono solo se sia un bene o un male.
Ed è per questo che oggi la parola significa ancora quello che decisero due gruppi di europei che non l'avevano letto.
Il malinteso sulla libertà
La controcultura cercava spontaneità contro le regole. Il tantra storico è l'opposto: una delle tradizioni più regolate che esistano — orari, formule, sequenze, gerarchie, iniziazioni.
Chi lo prendeva come autorizzazione a fare quello che sentiva stava adottando il contrario di quello che quei testi chiedono.
Che cosa ci finisce dentro
Il «tantra» degli anni Sessanta e Settanta è un impasto. Riconoscerne gli ingredienti ti aiuta a leggere anche l'offerta di oggi.
- La psicologia umanistica — potenziale umano, gruppi di incontro, Esalen. Fornisce il formato del seminario.
- Le terapie corporee — Reich, Lowen. Forniscono l'idea di energia bloccata da liberare.
- Le psichedeliche — forniscono il modello dell'esperienza che cambia la vita in poche ore.
- Il vocabolario di Avalon e della teosofia — fornisce le parole indiane.
- Il maestro carismatico — fornisce l'autorità. In Italia sarà soprattutto Osho.
Cinque componenti, di cui una sola indiana — e solo per il lessico.
Non hanno frainteso una tradizione: ne hanno costruita una, con i materiali che avevano.
Cosa è rimasto
Quasi tutto.
La struttura dell'offerta contemporanea — seminario residenziale, gruppo misto, esercizi a coppie, cerchio di condivisione, facilitatore — è quella nata in quegli anni. La ritrovi tale e quale nei corsi italiani, come ti racconto nella pagina apposita.
È rimasta anche l'idea che il tantra sia essenzialmente emancipazione dal condizionamento. Nei testi non c'è: quello che c'è è una disciplina che chiede sottomissione a un maestro e a una regola.
Le due cose non si somigliano.
Seminario residenziale, gruppo misto, esercizi a coppie, cerchio di condivisione, facilitatore. È la struttura di quasi tutta l'offerta contemporanea, ed è nata negli anni Sessanta e Settanta — in California, non in India.
Cosa fai: guarda il programma del prossimo percorso che ti capita e conta quanti di quegli elementi ci sono. Non per squalificarlo: quel formato funziona, ed è per questo che ha vinto. Ma è quella la sua genealogia, e conoscerla ti evita di pagare l'antichità come se fosse un ingrediente.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Il tantra in Occidente: come ci è arrivato.

