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Tantricamente
Tessuto mosso dall'aria, le pieghe che cambiano

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Filosofia

Līlā, il mondo come gioco

di Luca Masrè Passaro5 minuti31 agosto 2026

Perché esiste il mondo, se l'assoluto è già completo? La risposta di questa tradizione è una parola sola, e ha un tono che sorprende: līlā, gioco. Non un piano, non una prova, non una caduta. Un gioco — e le conseguenze sono più serie di quanto la parola suggerisca.

La domanda

Ogni sistema che parte da un principio unico e perfetto deve spiegare perché ci sia altro. Le risposte storiche sono poche.

La caduta: qualcosa è andato storto, e il mondo è la conseguenza. La prova: il mondo è un banco d'esame. L'illusione: non c'è davvero, lo vedi per ignoranza. Il piano: c'è uno scopo, e si rivelerà.

Il non-dualismo tantrico le scarta tutte e quattro. Il mondo non è un errore, non è una scuola, non è finto e non serve a niente.

È il gioco di una coscienza che ha di che giocare.

Tessuto mosso dall'aria, le pieghe che cambiano

Un movimento che non serve a nulla e non manca di nulla

Cosa significa esattamente

Il gioco ha una caratteristica logica che i testi sfruttano fino in fondo: è l'unica attività che non ha uno scopo fuori di sé.

Chi lavora vuole un risultato. Chi combatte vuole vincere. Chi gioca sta già facendo quello che voleva fare.

Quindi, se l'assoluto è completo, l'unica attività che gli puoi attribuire senza contraddizione è quella che non colma nessuna mancanza.

Da qui la formula ricorrente: la coscienza si nasconde a sé stessa e poi si ritrova, si finge molteplice e poi si riconosce.

Il nascondimento fa parte del gioco — come nel nascondino, dove chi si nasconde vuole anche essere trovato.

Chi gioca, e con chi

Non c'è un secondo giocatore. È la stessa coscienza a fare tutte le parti: quella che si nasconde, quella che cerca, e il luogo in cui il gioco si svolge.

Che è poi il motivo per cui il ritrovarsi si chiama riconoscimento, e non incontro.

Le tre conseguenze

Questa idea ti sembra poetica, e invece decide questioni molto concrete.

Uno: il mondo è reale. Un gioco si gioca sul serio: le regole valgono finché stai giocando. La tradizione tantrica si separa qui dall'Advaita Vedānta, che tratta la molteplicità come illusione da dissolvere. Per il tantra il mondo non va tolto di mezzo — la posizione sta nella pagina sul non-dualismo.

Due: il corpo non è un impedimento. Se la manifestazione è gioco e non caduta, essere incarnato non è una punizione. Da qui l'atteggiamento verso il corpo che ti descrivo nella pagina apposita.

Tre: il dolore resta un problema. Ed è l'obiezione più seria, che i testi conoscono. Se è tutto un gioco, che cosa sono la sofferenza e la crudeltà? La risposta della tradizione — che il limite fa parte della regola che il giocatore si è dato — non consola nessuno. E i testi non pretendono che consoli.

Non un piano da capire. Un gioco, in cui la parte più difficile è essersi dimenticati di giocare.

Il gioco e la libertà

C'è un termine tecnico che accompagna sempre līlā: svātantrya, «autonomia assoluta».

È l'attributo principale della coscienza in questo sistema: non essere condizionata da niente, nemmeno dalla propria natura. Può manifestarsi o no, può limitarsi o no, e nessuna necessità la costringe.

Il gioco è l'espressione di quella libertà.

Un assoluto che dovesse creare per necessità non sarebbe libero. Uno che non potesse farlo, nemmeno. Il gioco è quello che resta quando togli entrambi i vincoli — ed è per questo che, in questa tradizione, la parola più importante non è amore né conoscenza, ma libertà.

Fare una cosa senza che serva

Il mondo non esiste per uno scopo: la parola che usano i testi è gioco. Un gioco non produce niente, non risolve niente, e non per questo è meno serio — chi gioca lo fa con tutto se stesso.

Cosa fai: oggi, una cosa sola, falla senza che serva a niente: nessun risultato da portare a casa, nessuna misura, nessuno a cui raccontarlo. Poi guarda quanto ti costa. La resistenza che senti è la tesi di questa pagina, verificata addosso.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è La filosofia del tantra: il non-dualismo.