«Il tantra valorizza il corpo» è una frase vera, e quasi sempre usata per dirti una cosa falsa. Nei testi il corpo non è celebrato: è usato — come si usa uno strumento di precisione, con istruzioni severe e uno scopo che con il benessere non c'entra niente.
Contro cosa si muove
Per capire quanto sia radicale la posizione tantrica, devi sapere contro cosa si definisce.
Nella corrente maggioritaria del pensiero indiano il corpo è un problema. È ciò che lega al ciclo delle rinascite, è sede di impurità, e la liberazione consiste nel disidentificarsene.
L'asceta che riduce il cibo, immobilizza il corpo e ne spegne le funzioni sta seguendo una logica coerente: meno corpo, più libertà.
Il tantra rovescia la premessa. Se tutto è manifestazione della coscienza, il corpo non è ciò che ti separa dal divino: è uno dei suoi luoghi. Non c'è niente da cui fuggire, perché non c'è un fuori.
Non è un ostacolo da superare. Ma nemmeno un valore da celebrare: è l'attrezzo
Uno strumento, non un fine
Qui sta la differenza che la divulgazione salta.
Nei testi il corpo viene rifatto prima di essere usato. La procedura si chiama nyāsa: il praticante colloca le sillabe del mantra su ogni parte, toccandole una a una, finché il corpo ordinario non è stato sostituito da un corpo di mantra — l'unico adatto al rito che segue. Te lo racconto nella pagina sui mantra.
Poi vi si installa una geografia: canali, soffi, centri. Non descritti come si descrive un organo, ma costruiti come si costruisce un diagramma, con petali, forme e sillabe. Sono i chakra, e la loro variabilità da scuola a scuola si spiega proprio così.
Quindi tienilo presente: il corpo che il tantra usa non è quello con cui ti sei svegliato. È un corpo prodotto dalla pratica — e la pratica serve a produrlo.
La frase che riassume, e il suo inganno
Te la citeranno spesso: «ciò che è nel corpo è nell'universo». È autentica, e sta in testi tardi.
Ma significa che il corpo è una mappa in scala del cosmo, quindi percorribile. Non che sia bello, sano o da assecondare. È un'affermazione di corrispondenza, non un elogio.
Cosa non vuol dire
Tre cose che vengono attribuite ai testi e nei testi non stanno.
Non vuol dire assecondare gli impulsi. Il praticante tantrico segue una disciplina rigida: orari, digiuni, posture, purificazioni. Il rito dei cinque elementi, che sembra l'eccezione, è esattamente il contrario di una liberazione dei costumi: è una prova di non-reattività.
Non vuol dire benessere. Nessun testo ti promette salute, longevità o equilibrio psicofisico come scopo. Sono al massimo effetti collaterali, e alcune correnti li considerano distrazioni.
Non vuol dire piacere. Il piacere compare nei testi come oggetto di indagine — un momento in cui la coscienza si concentra e si può osservare — non come qualcosa da massimizzare. Il Vijñāna Bhairava lo elenca fra decine di altri intervalli, insieme allo starnuto e al momento prima del sonno.
Il corpo non viene celebrato. Viene preso sul serio, che è una cosa più esigente.
La differenza con oggi
Nel discorso contemporaneo «valorizzare il corpo» significa ascoltarne i bisogni, accettarne l'aspetto, concedersi il piacere. Sono cose sensate e in gran parte buone, e vengono dalla psicologia del Novecento e dai movimenti degli anni Sessanta.
Nel tantra significa un'altra cosa: che il corpo è il luogo dove l'operazione avviene, e che quindi va conosciuto, ordinato, ricostruito.
È più vicino all'atteggiamento di un musicista verso lo strumento che a quello di una persona verso il proprio benessere.
La sovrapposizione delle due idee è il cuore del neotantra, e non è nata da una truffa: è nata perché tradurre «il corpo è la via» nel linguaggio degli anni Settanta produceva naturalmente quel senso.
Ma è una traduzione. E ti conviene sapere che l'originale diceva altro.
«Valorizzare il corpo» oggi vuol dire ascoltarne i bisogni. Nei testi vuol dire usarlo come strumento di conoscenza — come un musicista usa uno strumento: con cura, e con una disciplina che a volte va contro il comodo.
Cosa fai: per una volta oggi, con il corpo, fai la seconda invece della prima. Non «cosa mi chiede», ma «cosa posso sapere da qui»: stare fermo tre minuti più del comodo, o notare la postura senza correggerla. Sono due usi diversi della stessa parola, e quasi nessuno te lo dice.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è La filosofia del tantra: il non-dualismo.

