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Tantricamente
Filo di fumo che sale diritto e poi si allarga nell'aria ferma

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Sessualità

L'energia sessuale non è una sostanza

di Luca Masrè Passaro7 minuti31 agosto 2026

La cerchi perché qualcuno te ne ha parlato: un'energia da risvegliare, far salire, non disperdere. Nei testi indiani quella parola non c'è — l'ha messa lì un inglese nel 1919. Ma sotto c'è qualcosa di preciso, e si usa tutti i giorni.

Da dove viene la parola

La responsabilità ha un nome e una data. John Woodroffe, The Serpent Power, 1919.

Traducendo i testi indiani, Woodroffe rende śakti con «power» e la spiega al lettore occidentale col linguaggio che aveva a disposizione: elettricità, magnetismo, correnti. Ti racconto per esteso chi era e cosa ha combinato.

Da lì in poi śakti smette di essere quello che è nei testi — potenza, capacità di agire, un aspetto della coscienza — e diventa una cosa che scorre, si accumula, si blocca e si libera.

È una differenza che sembra sottile e non lo è. Una capacità non si accumula. Un fluido sì. E su quel fluido, che non esiste nelle fonti, si è costruita un'industria.

Filo di fumo che sale diritto e poi si allarga nell'aria ferma

Sale, sì. Ma è aria in movimento, non una sostanza che si accumula

Cosa c'è al posto suo

Tre cose, e sono tutte più precise di «energia».

Il soffio — prāṇa. Non è il respiro: è quello che il respiro manifesta. I testi ne contano cinque principali, ciascuno con una direzione e una sede. Questo si governa davvero, ed è il solo dei tre su cui puoi mettere le mani. Come.

La goccia — bindu. Il seme, considerato una forma condensata di ciò che serve alla pratica. È la stessa parola del punto al centro del diagramma, e non è un caso. Da qui viene tutto il discorso sul non disperdere.

La pulsazione — spanda. La coscienza non sta ferma: freme. Ma attento, perché è qui che il malinteso si vede meglio: lo spanda non è una quantità. Non ne hai di più o di meno, e non lo puoi sbloccare. È il modo in cui la coscienza è.

Perché la versione «fluido» ha vinto

Perché è l'unica vendibile. Una sostanza che si blocca ha bisogno di qualcuno che te la sblocchi; una capacità che sei già non ha bisogno di nessuno.

Lo stesso motivo per cui dal tantra commerciale sono spariti la grazia e il riconoscimento: sono le parti che non lasciano niente da fare.

Allora che cos'è, davvero

Ti do la risposta che i testi permettono, ed è più utile di quella che cerchi.

Quella che chiami «energia sessuale» — la sensazione di essere carico, presente, vivo addosso — nei testi non è una sostanza che hai accumulato.

È attenzione che non si è dispersa.

Guarda come torna tutto. Il non disperdere del bindu, il soffio che invece di sbandare fra le narici entra al centro, la ripetizione che da atto isolato diventa sottofondo continuo: sono tre modi di dire la stessa cosa — qualcosa che di norma si sparpaglia, e che smette di sparpagliarsi.

Il corpo lo registra come carica. La tradizione lo descrive come raccolta.

Non è una sostanza che accumuli. È un'attenzione che non hai sparpagliato.

E allora si applica tutto il giorno

Se è attenzione e non fluido, non serve un'ora dedicata: serve accorgersene mentre la giornata va avanti. Quattro cose che i testi prescrivono davvero, tradotte in quello che puoi fare da domani mattina.

1. Il respiro, che è la cerniera. È l'unica funzione del corpo che sta a metà: va da sola come il battito, ma la puoi prendere in mano. Nei testi si comincia sempre da lì, per una ragione tecnica. Cosa fai: due volte al giorno, senza cambiare niente, nota da quale narice stai respirando di più. Cambia da solo ogni un paio d'ore, e quasi nessuno lo sa.

2. Gli intervalli. Il Vijñāna Bhairava elenca centododici momenti in cui la mente si interrompe da sola: fra un'inspirazione e la successiva, l'istante prima di addormentarti, uno spavento, uno starnuto, il culmine del piacere. Cosa fai: scegline uno solo e accorgitene quando capita. Non provocarlo. Il testo non dice «provale tutte»: presuppone che qualcuno te ne indichi una, e che quella ti basti per anni.

3. La ripetizione che diventa sottofondo. Nei testi il japa non serve a convincere nessuno né a svuotarti la testa: serve a rendere continuo qualcosa che di norma è intermittente. Cosa fai: una cosa sola che torna — una frase, un conteggio del respiro — e quando ti accorgi che l'hai persa, torni. L'accorgerti è l'esercizio, non il non perderla.

4. Non disperdere, nel senso largo. Nei testi riguarda il seme, e te l'ho detto senza addolcire qui. Ma la logica sotto è più ampia: quello che esce non torna. Cosa fai: guarda dove va la tua attenzione nelle ore in cui non decidi niente — la mano che prende il telefono, la conversazione che rilanci per abitudine. Lì si disperde più che altrove.

Cosa si sa, fuori dai testi

Sull'attenzione e la risposta sessuale esiste ricerca vera, ed è recente. Lori Brotto, psicologa all'Università della British Columbia, ha condotto per anni studi su interventi basati sulla mindfulness in donne con difficoltà di desiderio ed eccitazione: gli esiti mostrano miglioramenti in entrambi.

Un dato che le sue ricerche mettono a fuoco è il divario fra eccitazione fisica e percezione soggettiva: il corpo risponde, la persona non se ne accorge. Quello che accorcia quel divario è l'attenzione — non un'energia da sbloccare. Un altro divario, quello nella frequenza dell'orgasmo, lo guardo qui.

È imparentato con la focalizzazione sensoriale di Masters e Johnson, degli anni Sessanta: togliere l'obiettivo, allungare i tempi, spostare l'attenzione dalla prestazione alla sensazione.

Ma va detto anche il limite: nessuno di questi studi misura un'energia. Misurano desiderio, eccitazione, attenzione. Sono cose diverse, e chiamarle con lo stesso nome è precisamente l'errore che questa pagina prova a sciogliere.

Lori A. Brotto, Better Sex Through Mindfulness, Greystone Books 2018, e la letteratura clinica che vi è riassunta · Masters & Johnson, Human Sexual Inadequacy, 1970.

Quello che ti resta in mano

Una traduzione da rifare, e ti conviene farla ogni volta che senti la parola.

Dove ti dicono «hai poca energia sessuale», leggi: la tua attenzione è sparpagliata. Dove ti dicono «devi sbloccarla», leggi: qualcuno vuole vendertela.

E dove i testi dicono non disperdere, leggi quello che dicono davvero — che quasi tutto quello che chiami stanchezza è roba che hai lasciato uscire senza accorgertene.

Quella è la parte che funziona tutto il giorno. E non costa niente.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Tantra e sessualità: cosa dicono le fonti.