Salta al contenuto
Tantricamente
Contorno di una spalla nella luce bassa, il resto in ombra

Home · Sessualità

Sessualità

Il piacere, come strumento

di Luca Masrè Passaro5 minuti29 agosto 2026

C'è un punto in cui i testi tantrici dicono davvero qualcosa sul piacere, ed è più sottile di come te lo raccontano. Non dicono che sia buono, sacro o da coltivare. Dicono che è un momento in cui la coscienza si mostra — e lo mettono in un elenco insieme allo starnuto.

L'elenco che ridimensiona tutto

Il Vijñāna Bhairava elenca centododici occasioni in cui la mente ordinaria si interrompe.

Fra queste: l'istante fra due respiri, il momento prima di addormentarti, la vista di un cielo vuoto, uno spavento improvviso, uno starnuto. E sì, il culmine del piacere.

Il piacere è dunque uno dei casi, non il caso. Sta in una serie, e la serie è la tesi: ovunque l'attività si interrompa, lì.

Estrarne una voce e farne il centro della tradizione è un'operazione che il testo non autorizza.

Contorno di una spalla nella luce bassa, il resto in ombra

Interessa l'istante in cui qualcosa si ferma. Non quello che lo ha provocato

Perché funziona, secondo i testi

Il ragionamento è coerente con tutto il resto del sistema.

Nell'esperienza ordinaria la tua coscienza è occupata: c'è sempre un oggetto, un pensiero, un progetto. Nei momenti di intensità estrema l'occupazione si sospende: per un istante non c'è nessuno che pensa a qualcosa. Quello che resta scoperto è ciò che i testi chiamano la tua natura.

Il piacere è utile perché produce quella sospensione in modo affidabile.

Ma tieni bene la distinzione: non è il piacere a essere prezioso. È la sospensione. E lo spavento la produce ugualmente.

La differenza con il neotantra

Nella versione contemporanea il piacere è il fine: espanderlo, prolungarlo, approfondirlo. Nei testi è un mezzo, e per giunta uno fra molti.

Chi cerca di intensificare l'esperienza sta andando nella direzione opposta: quello che interessa è il vuoto che segue, non la pienezza che precede.

Una parola che non abbiamo

C'è un termine tecnico che complica la faccenda in modo interessante: bhoga, il godimento, l'esperienza sensibile.

Nella maggior parte del pensiero indiano bhoga e mokṣa — godimento e liberazione — sono alternativi: chi cerca uno rinuncia all'altro. È il presupposto dell'ascetismo.

L'affermazione tantrica più forte è che possano stare insieme. Non che il godimento sia la liberazione, ma che non la escluda: si può vivere nel mondo e riconoscere la propria natura.

È una posizione radicale nel suo contesto, e si riassume in una formula che ricorre nei testi: ciò che per gli altri è caduta, per il praticante è mezzo.

Non è il piacere a essere sacro. È che nemmeno lui è escluso.

L'estetica, che è la prova migliore

La conferma che il discorso non riguardi la sessualità viene da un altro campo: il teatro, e la teoria del rasa. Ed è la parte più elegante della faccenda.

Abhinavagupta, oltre che filosofo del tantra, è il maggior teorico indiano dell'estetica. Nella sua analisi l'esperienza dello spettatore a teatro funziona come quella del praticante: l'emozione provata davanti al dramma non è la propria, è depersonalizzata, e proprio per questo apre uno spiraglio sulla coscienza pura.

La stessa struttura vale per il gusto di un cibo, per la musica, per la bellezza.

È il piacere sensibile in generale a essere materia di indagine — non quello sessuale in particolare. Chi ha ridotto tutto al sesso ha preso una voce dell'elenco.

L'istante in cui finisce

I testi non indicano il piacere. Indicano la fessura che si apre quando un'intensità qualunque smette — e il piacere è solo uno dei modi per arrivarci.

Cosa fai: una volta, oggi, prendi una cosa intensa e ordinaria — la prima sorsata quando hai sete, l'acqua calda addosso, una risata che finisce. Non allungarla. Nota l'istante subito dopo, quello in cui per una frazione non stai desiderando niente. È quello, l'oggetto dell'elenco.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Tantra e sessualità: cosa dicono le fonti.