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Tantricamente
Strati di pietra sedimentaria, le linee del tempo visibili

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I Veda e il tantra, che rapporto c’è

di Luca Masrè Passaro6 minuti28 agosto 2026

«Il tantra è la parte esoterica dei Veda.» «Viene dalla sapienza vedica di cinquemila anni fa.» Le leggi ovunque, e mettono insieme due letterature separate da più di mille anni e da un modo opposto di intendere il rito, il corpo e il mondo. Ti faccio vedere dove stanno davvero.

Prima le date

I Veda sono i testi più antichi della tradizione indiana. Il Ṛgveda, il più vecchio, si data attorno al 1500-1200 avanti Cristo, con una lunga fase di trasmissione orale prima della messa per iscritto. Le Upaniṣad più antiche sono intorno al settimo-sesto secolo avanti Cristo.

I tantra cominciano a comparire come testi verso il quinto secolo dopo Cristo. Il più antico conservato per intero, il Niśvāsatattvasaṃhitā, si colloca fra il 450 e il 550 — te ne parlo nella pagina sui testi.

Fra le due letterature ci sono quindi almeno milleseicento anni.

Per darti la misura: è come dire che l'Eneide e i romanzi di Manzoni appartengono alla stessa opera perché sono entrambi in una lingua che finisce in -ano.

Strati di pietra sedimentaria, le linee del tempo visibili

Sono due strati diversi, e si vede dove uno finisce e l'altro comincia

La differenza che conta

Non è solo cronologica. È di impianto, e riguarda tre cose.

Il rito. Il centro della religione vedica è il sacrificio nel fuoco, eseguito da specialisti per conto della comunità, secondo formule fissate. Nel tantra il rito è individuale, si compie dopo un'iniziazione personale, e il praticante vi assume egli stesso la forma della divinità.

Il corpo. Nella linea che dai Veda porta al Vedānta il corpo tende a essere un limite da superare, e la purezza rituale è una preoccupazione centrale. Nel tantra il corpo è lo strumento, e alcune correnti usano deliberatamente ciò che la norma dichiara impuro.

Chi può. L'accesso ai Veda è regolato dalla nascita. I tantra, in molte correnti, ammettono all'iniziazione persone escluse dal sistema vedico, comprese donne e membri di caste basse. Non è ugualitarismo moderno: è una regola interna. Ma va nella direzione opposta.

Perché allora si dice il contrario?

Perché in India l'autorità si stabilisce risalendo: una tradizione nuova si legittima dichiarandosi antica.

Sono stati i tantrici stessi, in molti casi, a presentare i propri testi come rivelazione parallela o superiore ai Veda. Non per confondersi con essi — per competere con essi sullo stesso terreno.

E le continuità?

Sarebbe sbagliato dipingerti due mondi senza rapporti. Le continuità ci sono, e sono interessanti proprio perché limitate.

  • Il fuoco. Il rito tantrico conserva l'oblazione nel fuoco, ereditata dalla liturgia vedica, ma la reinterpreta: quello che si brucia sono i vincoli del discepolo.
  • Il potere della formula. L'idea che il suono pronunciato correttamente sia efficace è già vedica. Il tantra la porta molto oltre, fino a dire che il mantra è la divinità.
  • Il vocabolario. Molti termini tecnici sono gli stessi. Il significato, spesso, no.

Uno degli argomenti più solidi degli studiosi è proprio questo: il tantra non nasce da un vuoto, ma nemmeno dalla continuazione dei Veda. Nasce da un ambiente religioso in cui convivono ascetismo shivaita, culti locali della dea e correnti buddhiste — e da lì costruisce qualcosa che prima non c'era.

Non è il seguito dei Veda. È il libro che qualcun altro ha scritto, molto dopo, con altre intenzioni.

L'eccezione che conferma

C'è un momento in cui qualcuno ha lavorato deliberatamente a saldare le due cose. Conoscerlo ti evita di prendere quella saldatura per un dato di fatto.

Abhinavagupta, nell'undicesimo secolo, si preoccupa di mostrare la compatibilità fra la sua tradizione e l'ortodossia. È un'operazione intellettuale sofisticata e dichiarata, condotta in un contesto in cui l'accusa di eterodossia aveva conseguenze concrete.

Il punto è che si tratta di un lavoro fatto mille anni dopo i Veda e cinquecento dopo i primi tantra, da un autore preciso, con uno scopo preciso.

Prenderlo come prova che il tantra «viene dai Veda» significa scambiare una tesi con un'origine.

Che differenza ti fa saperlo

Una molto concreta, e riguarda l'autorità delle affermazioni che ti arrivano addosso.

Dire «vedico» significa dire «vecchio di tremila anni, quindi non si discute». È una scorciatoia retorica potente, ed è esattamente per questo che viene usata.

Riportare il tantra alla sua data reale non lo diminuisce: lo rende leggibile. Un movimento del primo millennio dopo Cristo, nato in un contesto che si può ricostruire, con avversari identificabili e problemi propri.

È più interessante di una nebbia millenaria. E soprattutto è vero.

«Vedico» come scorciatoia

Dire «vedico» significa dire «vecchio di tremila anni, quindi indiscutibile». È una scorciatoia retorica potente, e viene usata quasi sempre su materiale che vedico non è.

Cosa fai: quando la senti, chiedi quale Veda. Sono quattro, hanno nomi, e la risposta arriva o non arriva in tre secondi. Non è una trappola per far fare brutta figura a qualcuno: è che quella parola, nel novanta per cento degli usi commerciali, sta al posto di «antico» — e «antico» non è un argomento.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.