Nei tantra consultati non ho trovato passi che ne parlino. Il tema sta altrove: nei codici di legge indiani, nello haṭha yoga, e nella medicina europea del Settecento. E la paura che «ti indebolisca» ha più di una storia.
Nei tantra: un silenzio, e un verso che non dice quello che credi
Comincio dalla risposta onesta. Nei tantra śaiva e śākta non conosco un passo sull'autoerotismo, e le ricerche fatte per questo articolo non ne hanno trovati. È un'assenza, e un'assenza non si dimostra. Ma se qualcuno ti cita «il tantra sulla masturbazione», chiedigli il titolo del testo.
C'è però un verso che ti citeranno, ed è giusto guardarlo da vicino. È il settantesimo del Vijñāna Bhairava, un testo del Trika di datazione incerta, fra il VII e il IX secolo.
Nella traduzione francese di Lilian Silburn, del 1961, dice più o meno così. Anche in assenza di una donna, l'onda della beatitudine arriva se si ricorda intensamente il piacere nato con lei, con i baci, le carezze, gli abbracci.
Guarda cosa chiede. Non prescrive nessun gesto. Chiede di contemplare la gioia che nasce dal ricordo, come porta per la meditazione. Leggerci una tecnica di masturbazione è un'interpretazione moderna, che il testo non autorizza.
La partner immaginata, che non è quello che pensi
Nel buddhismo tantrico ci sono pratiche avanzate, dette «stadio di completamento». Lì si distingue fra la karmamudrā, la consorte in carne e ossa, e la jñānamudrā, una consorte visualizzata con cui si immagina l'unione. È la spiegazione che dà, per esempio, l'archivio di Alexander Berzin.
Non è masturbazione: è un esercizio di visualizzazione dentro una pratica meditativa, con uno scopo spirituale dichiarato. Chiamarla «masturbazione tantrica» confonde due cose che non si somigliano.
Dove il tema compare davvero: il seme dello studente
Per trovare regole precise bisogna uscire dai tantra e aprire i codici di legge brahmanici.
La Manusmṛti, composta intorno all'inizio della nostra era, parla dello studente che ha fatto voto di castità. Nella numerazione dell'edizione con il commento di Medhātithi, al verso 2.180 dice: dorma sempre da solo, e non lasci mai uscire il seme. Chi lo fa uscire di proposito viola il proprio voto.
Il verso dopo prevede il caso involontario, nel sonno: lo studente fa il bagno, onora il sole e ripete tre volte una strofa del Veda. Più avanti, ai versi 11.118 e 11.120 della stessa numerazione, il testo definisce la violazione del voto e l'espiazione: un sacrificio notturno a un crocevia.
Anche il Dharmasūtra di Gautama (25.1-3) prevede un'espiazione per lo studente che ha violato la castità.
Il Kāmasūtra, per completezza, un accenno ce l'ha. Lo trovi nel libro sulle donne dell'harem (5.6.2-4, nella traduzione di Doniger e Kakar). Racconta che usano oggetti a forma di organo maschile, bulbi, radici, frutti, e perfino statue. Il contesto però è soprattutto quello di pratiche fra donne. E il Kāmasūtra non è un testo tantrico.
Lo haṭha yoga: la goccia che non deve cadere
Nello haṭha yoga il tema torna, ma dentro un'idea più ampia.
La Haṭhapradīpikā, del XV secolo, la dice in una riga, al verso 3.88: maraṇaṃ bindupātena jīvanaṃ bindudhāraṇāt, «la morte viene dalla caduta del bindu, la vita dal trattenerlo». Il bindu è il seme. Te ne ho raccontato la logica a proposito del corpo dell'uomo.
L'indologo James Mallinson lo spiega in una voce enciclopedica sullo haṭha yoga. Le tecniche dello haṭha più antico servono a sollevare e conservare questa goccia, che altrimenti scende di continuo dalla testa. La condanna riguarda la perdita del seme in generale. Un divieto specifico dell'emissione provocata da sé, nei testi consultati, non l'ho trovato.
E c'è un dettaglio che rende l'idea viva ancora oggi. Nel 2006, a Gangotri, Mallinson ha intervistato uno yogin celibe che usava la vajrolī, l'aspirazione attraverso l'uretra, per riassorbire il seme dopo un'emissione spontanea.
Nei testi indiani la regola riguarda un voto e una goccia. La malattia della masturbazione nasce altrove
L'Europa inventa una malattia
La paura moderna che la masturbazione faccia ammalare ha un luogo e una data. E non sono indiani.
Nel 1716 esce a Londra un opuscolo anonimo, Onania. Attribuisce all'«autocontaminazione» epilessia, impotenza, pallore, figli malaticci. È la data proposta da una ricostruzione del 2000. Lo storico Thomas Laqueur, nel suo Solitary Sex del 2003, indica il 1712 circa, e mette in quel momento la svolta.
Nel 1760 il medico Samuel-Auguste Tissot pubblica L'Onanisme. Il seme, per lui, è una sostanza preziosa: perderlo toglie forza, memoria, vista, e porta disturbi nervosi. Più di un secolo dopo, negli Stati Uniti, John Harvey Kellogg dedica al «vizio segreto» un lungo capitolo del suo Plain Facts for Old and Young, del 1877.
Quando le due storie si avvicinano
Adesso tieni insieme i due fili.
In India c'era un'idea antica: il seme perso è vita persa, e riguarda voti, ascesi, liberazione. In Europa nasce nel Settecento un'idea medica: la masturbazione fa ammalare. Sono due storie documentate in luoghi diversi.
Nell'India del Novecento le trovi vicine. L'antropologo Joseph Alter ha studiato la letteratura popolare in hindi sulla castità, dove salute e morale passano per la fisiologia del seme. E ha mostrato come il brahmacarya di Gandhi diventi un discorso di salute nazionale.
Nel 1960 lo psichiatra indiano N.N. Wig descrive per la prima volta la sindrome di Dhat: stanchezza, debolezza, ansia, colpa, attribuite alla perdita del seme. Oggi il DSM-5 la elenca fra i concetti culturali di sofferenza.
Una rassegna del 2004 sul British Journal of Psychiatry ha fatto notare che idee simili sono documentate anche in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Australia. Uno studio del 2024 aggiunge che i medici europei descrivevano quadri simili già alla fine del Settecento.
La paura del seme perso non ha un solo passaporto. Chiamarla «indiana» è comodo, ed è sbagliato.
J.S. Alter, Medical Anthropology Quarterly 1997 · Id., Gandhi's Body, University of Pennsylvania Press 2000 · Sumathipala, Siribaddana, Bhugra, British Journal of Psychiatry 2004 · D.F. Janssen, Culture, Medicine, and Psychiatry 2024 · T. Laqueur, Solitary Sex, Zone Books 2003.
La goccia da non perdere è un'idea ascetica. La malattia della masturbazione è un'idea medica del Settecento. Non sono la stessa paura.
Cosa dice la clinica oggi
L'American Academy of Pediatrics la descrive come una parte normale dell'infanzia e dell'adolescenza, e raccomanda di non presentarla come qualcosa di sporco. Un servizio di salute sessuale del sistema sanitario scozzese scrive che non influisce sulla vita sessuale e non rende sterili.
È anche molto comune. Nell'indagine britannica del 2000, fra i 16 e i 44 anni, l'avevano fatto nelle quattro settimane precedenti il 73% degli uomini e il 37% delle donne.
E in clinica si usa. Nel 1972 i sessuologi LoPiccolo e Lobitz hanno proposto un programma di masturbazione guidata per le donne che non avevano mai avuto un orgasmo. Da quel filone nasce il libro Becoming Orgasmic, del 1976.
Uno studio del 2020 su oltre mille persone reclutate online ha guardato cosa spinge a smettere. La motivazione era legata soprattutto a convinzioni: vedere la masturbazione come malsana, una maggiore religiosità, meno fiducia nella scienza.
Nel riassunto dello studio gli autori partono da un fatto: mancano prove di effetti negativi della masturbazione sulla salute. Chi ti dice «smetti e starai meglio» dovrebbe mostrarti le sue.
American Academy of Pediatrics, HealthyChildren.org · NHS Lanarkshire Sexual Health · Gerressu et al., Archives of Sexual Behavior 2008 · LoPiccolo e Lobitz, Archives of Sexual Behavior 1972 · Zimmer e Imhoff, Archives of Sexual Behavior 2020.
E il neotantra?
Qui la storia si rovescia. Una parte del neotantra contemporaneo include l'autoerotismo, e lo chiama «tantra da soli». Un esempio è Urban Tantra di Barbara Carrellas, con esercizi di piacere in solitudine.
Da non confondere con il femminismo che negli anni Settanta ha rivendicato il piacere in solitudine. Betty Dodson pubblica Liberating Masturbation nel 1974, ma non risulta che si presentasse come tantrica.
È una pratica moderna, ed è legittima. Ma non ho trovato fonti che la facciano derivare dai tantra. I testi indiani che ti ho citato, quando toccano il tema, parlano di voti e di gocce da non perdere.
L'idea che la masturbazione «indebolisca» ha almeno due storie. Una tradizione ascetica indiana che parla di voti e di liberazione. E una medicina europea del Settecento che ne ha fatto una malattia. Le fonti cliniche citate qui non sostengono che, in sé, indebolisca o renda sterili.
Cosa fai: se ti porti dietro quel senso di colpa, prova a chiederti da chi o da dove l'hai imparato. Da un voto che non hai fatto, da un libro del 1760, o da qualcos'altro? Se quella paura ti pesa davvero, fino a darti ansia o sintomi, è una cosa di cui si può parlare con un medico o uno psicologo.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Tantra e sessualità: cosa dicono le fonti.

