Te l'hanno presentato come un punto preciso, da trovare. La storia vera è più interessante. Il nome ha una quarantina d'anni, l'uomo a cui è dedicato descrisse una zona, e gli anatomisti non sono ancora d'accordo su che cosa cercare. Ti racconto cosa hanno trovato, e cosa no.
L'uomo che descrisse una zona
Tutto parte da un articolo di quattro pagine. Nel 1950 il ginecologo Ernst Gräfenberg pubblica sull'International Journal of Sexology «Il ruolo dell'uretra nell'orgasmo femminile».
Scrive che una zona erogena si trova sempre sulla parete anteriore della vagina, lungo il percorso dell'uretra. E che l'uretra sembra circondata da un tessuto che si gonfia durante l'eccitazione.
Parla anche di un fluido emesso da alcune donne, che secondo lui non era urina. Di questo parlo per esteso nella pagina sullo squirting, dove trovi anche cosa ha visto l'ecografia.
Chi era? Un ginecologo tedesco di Berlino, fra i primi a mettere a punto un dispositivo intrauterino. Di origine ebraica, fu incarcerato dai nazisti e liberato nel 1940 grazie all'intervento di Margaret Sanger, poi emigrò negli Stati Uniti.
Una cosa, però, non la fece. Secondo una ricostruzione pubblicata nel 2005 sul Deutsches Ärzteblatt, la rivista dei medici tedeschi, la parola «punto» non la usò mai.
Chi gli ha dato il nome
Il nome arriva trentun anni dopo.
Nel 1981 un gruppo di ricercatori, fra cui Beverly Whipple e John Perry, pubblica sul Journal of Sex Research uno studio di caso sull'eiaculazione femminile. In quell'articolo chiamano la zona, in onore di Gräfenberg, «punto di Gräfenberg».
L'anno dopo esce il libro che lo porta ovunque: The G Spot, di Alice Ladas, Whipple e Perry, 1982. È lì che diventa, per tutti, il punto G.
Guarda l'ordine delle cose
Il nome era comparso in un articolo scientifico, nel 1981. Ma a farlo conoscere a tutti è stato il libro dell'anno dopo. Uno studioso molto critico, Terence Hines, nel 2001 scriveva che il concetto era comparso per la prima volta in un libro divulgativo.
Le dissezioni che hanno provato a cercarlo sono venute quando il nome era già famoso. Tieni a mente questo ordine.
Le ghiandole attorno all'uretra femminile, invece, hanno una storia più lunga. Una prima descrizione del tessuto ghiandolare attorno all'uretra viene fatta risalire a Regnier de Graaf, nel 1672. Alexander Skene descrisse queste ghiandole nel dettaglio nel 1880. Sono quelle che trovi nei manuali come ghiandole di Skene.
Cercare una struttura precisa in un corpo che cambia da persona a persona: è qui che gli anatomisti si sono divisi
Che cosa hanno trovato
Ti metto in fila gli studi che contano, dal più scettico al più recente.
2001. Hines, psicologo, pubblica su una grande rivista di ginecologia un articolo intitolato «il punto G, un mito ginecologico moderno». Le prove, scrive, sono troppo deboli.
2010. Uno studio su 1.804 gemelle britanniche: il 56% dice di avere un punto G, ma non si trova nessuna influenza genetica. Per gli autori è un indizio che non ci sia una base fisica. Ammettono però un'alternativa: che le donne differiscano nel percepirlo.
2012. Una rassegna sulla letteratura dal 1950: le misure oggettive non hanno dato prove forti e coerenti di una struttura. Ma i racconti di una zona sensibile, aggiungono gli autori, lasciano aperta la domanda.
2012. Un ginecologo della Florida, Adam Ostrzenski, dice di averlo trovato: una piccola sacca, dissezionando un solo cadavere. Il lavoro viene contestato subito, anche da Whipple.
2017. Il gruppo di Helen O'Connell, l'urologa che ha ricostruito l'anatomia completa del clitoride, disseziona 13 cadaveri. Alla dissezione, sotto la parete anteriore trova l'uretra e nessun'altra struttura visibile distinta, né tessuto erettile, tranne dove l'uretra tocca il clitoride. Gli autori precisano che l'esame al microscopio potrebbe aggiungere informazioni.
2021. Una revisione sistematica di 31 studi. Nei sondaggi il 63% delle donne dice di avere un punto G. Ma sulla posizione, la dimensione e la natura non c'è accordo. Conclusione: l'esistenza di questa struttura resta non dimostrata.
Hines, American Journal of Obstetrics and Gynecology 2001 · Burri, Cherkas, Spector, Journal of Sexual Medicine 2010 · Kilchevsky et al., Journal of Sexual Medicine 2012 · Ostrzenski, Journal of Sexual Medicine 2012 · Hoag, Keast, O'Connell, Journal of Sexual Medicine 2017 · Vieira-Baptista et al., Sexual Medicine 2021.
Nota la parola scelta nel 2021. Non dimostrata, che è diverso da «smentita». Qualche studioso dice che non esiste. La revisione del 2021 dice una cosa più prudente: non è stata dimostrata.
Un'ipotesi: non un punto, un incrocio
C'è una proposta che prova a tenere insieme i racconti delle donne e le dissezioni. Viene in buona parte dall'Italia.
Nel 2014 Emmanuele Jannini, dell'Università di Roma Tor Vergata, con Buisson e Rubio-Casillas, scrive che una struttura distinta non è mai stata identificata. Ma propone di guardare altrove: al complesso clito-uretro-vaginale.
È un'area, non un punto: clitoride interno, uretra e parete anteriore della vagina stanno in rapporto, e durante la penetrazione possono essere coinvolti insieme. Gli autori la descrivono come variabile.
A sostegno ci sono studi piccoli: un'ecografia su una sola coppia durante un rapporto, nel 2010, e uno studio del 2008 su 20 donne che ha trovato una correlazione fra lo spessore di quello spazio e l'orgasmo vaginale riferito. Sono indizi, non prove. E anche questa terminologia è contestata da altri anatomisti.
Jannini, Buisson, Rubio-Casillas, Nature Reviews Urology 2014 · Buisson et al., Journal of Sexual Medicine 2010 · Gravina et al., Journal of Sexual Medicine 2008 · Puppo, ISRN Obstetrics and Gynecology 2011.
Non un interruttore da trovare. Forse un incrocio, dove più strutture si toccano, e che non è uguale in tutte.
E il tantra?
Nei testi tantrici non conosco niente di simile, e non ho trovato uno studioso che segnali un passo. Quando i testi del rito parlano del corpo della donna, lo fanno in tutt'altro modo.
Nel neotantra, invece, la zona ha un nome suo: sacred spot, «punto sacro», e un massaggio dedicato. L'espressione è attribuita a Charles Muir, autore con Caroline Muir di Tantra: The Art of Conscious Loving, del 1989.
Da quando esattamente si usi, le fonti raccolte non lo stabiliscono. Quello che si può dire è che è un'espressione del neotantra moderno, e che il libro dei Muir esce otto anni dopo l'articolo che battezzò il punto di Gräfenberg. E il massaggio tantrico, nelle fonti indiane, non c'è.
Una zona sensibile sulla parete anteriore della vagina molte donne la riferiscono, ed è vera come esperienza. Quello che non è stato dimostrato è che sia una struttura precisa, uguale per tutte, da trovare.
Cosa fai: se una zona ti dà piacere, non ha bisogno di un nome per valere. E se non la trovi, questo da solo non dice che ti manchi qualcosa: nei sondaggi più di una donna su tre non dice di avere un punto G. Quando qualcuno ti propone una tecnica o un trattamento per «trovarlo» o «amplificarlo», chiedi su quale studio si basa. Adesso sai quali ci sono.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Tantra e sessualità: cosa dicono le fonti.

