Nei testi il corpo femminile compare spesso, e quasi sempre visto da fuori: come sede della Dea, come strumento del rito, come oggetto di prescrizioni. Leggere quei passaggi con onestà significa riconoscere insieme quello che affermano e chi sta parlando.
Il corpo come sede
L'affermazione più forte, e te la do per prima: in diverse correnti il corpo della donna è considerato manifestazione diretta della Dea. Non un simbolo. Una presenza.
Da qui prescrizioni concrete che sorprendono chi immagina una tradizione solo strumentale. Alcuni testi impongono di onorare le donne, vietano di parlarne male, prescrivono il rispetto verso qualunque donna in quanto tale.
Nel rito la compagna riceve offerte, e in certe cerimonie è lei a occupare il posto centrale.
Onorata e descritta: sono due cose diverse, e nei testi convivono
Il corpo come strumento
Accanto a questo, e senza contraddizione dichiarata, c'è l'altra faccia.
Nel rito la compagna è scelta secondo criteri: età, appartenenza, caratteristiche fisiche. E i criteri li stabiliscono i testi, scritti da uomini per uomini.
È chiamata con termini tecnici che la definiscono in rapporto alla funzione: dūtī, «messaggera», mudrā, śakti.
Alcune correnti attribuiscono valore rituale alle sue secrezioni, che vengono raccolte e offerte. È un dato che nelle versioni divulgate sparisce sempre, e che colloca quei riti lontanissimi dalla tua sensibilità — te ne parlo anche a proposito del maithuna.
Le due cose stanno insieme
Non è un'incoerenza dei testi. È la logica del sacro strumentale: qualcosa può essere venerato perché è efficace nel rito.
Un'immagine consacrata riceve offerte e resta un oggetto liturgico. Venerazione e strumentalità non si escludono — ed è precisamente quello che rende la questione difficile da giudicare con le tue categorie.
La mestruazione
Un punto in cui il tantra si distacca nettamente dall'ortodossia. Merita di essere nominato.
Nel sistema brahmanico il sangue mestruale è fra le sostanze più impure, e comporta esclusione temporanea dai riti.
Diverse correnti tantriche lo rovesciano: lo considerano potente, lo usano ritualmente, e in alcuni luoghi lo celebrano. Il tempio di Kāmākhyā in Assam ha una festa annuale dedicata alla mestruazione della Dea.
È una delle inversioni più radicali che questa tradizione abbia compiuto. Non c'è niente di simile nelle religioni maggiori dello stesso periodo.
La stessa cosa che una tradizione dichiara escludente, l'altra la mette al centro. Non è poco.
Quello che non sappiamo
La parte più onesta di questa pagina, e quella che ti chiedo di tenere.
Non sappiamo che cosa pensassero le donne di tutto questo. Le fonti che documentano il loro punto di vista sono pochissime: qualche nome, qualche riferimento indiretto, testi attribuiti a maestre di cui sappiamo poco.
Che ci fossero praticanti a pieno titolo è probabile e in parte documentato — te ne parlo nella pagina apposita. Ma quello che abbiamo è quasi tutto scritto da chi le guardava, non da loro.
È un limite che nessuna interpretazione generosa può superare. Dichiararlo è più utile che riempirlo — e chi lo riempie, di solito, ci sta mettendo dentro qualcosa di suo.
Quasi tutto quello che i testi dicono del corpo femminile è scritto da uomini, per altri uomini. Non lo rende falso: rende obbligatoria una domanda in più mentre leggi.
Cosa fai: la prossima volta che incontri un passo sul corpo della donna — in un testo, in un corso, in un articolo — chiediti se la donna vi compare come qualcuno che pratica o come qualcosa attraverso cui si pratica. La differenza si vede quasi sempre in una riga.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Tantra e sessualità: cosa dicono le fonti.

