Come fa uno spettatore a provare un'emozione che non è sua? Con il rasa, rispondono i teorici indiani.
Che cosa vuol dire la parola
«Linfa, succo; sapore»; in poetica, il sentimento che l'opera fa gustare. I trattati ne contano otto, più la quiete (śānta) come nono (Monier-Williams, Apte).
Nei testi
La teoria parte dal Nāṭyaśāstra, il trattato sulle arti sceniche, di datazione incerta.
Abhinavagupta, nel suo commento, richiede uno spettatore sensibile, il sahṛdaya. E fa della quiete il filo che tiene insieme gli altri sapori, in un dibattito in cui il nono rasa era stato a lungo discusso.
R. Gnoli, The Aesthetic Experience According to Abhinavagupta, IsMEO 1956 · J.L. Masson e M.V. Patwardhan, Śāntarasa and Abhinavagupta's Philosophy of Aesthetics, BORI 1969 · M. Monier-Williams, Sanskrit-English Dictionary, s.v. rasa