Una parola, due teorie opposte. E le due teorie spiegano in modo diverso che ruolo abbiano il rito e la conoscenza.
Che cosa vuol dire la parola
«Sporcizia, impurità», fisica e morale (Monier-Williams). La forma āṇava viene da aṇu, «minuto»: l'impurità dell'anima ridotta a piccola cosa.
Nei testi
Le fonti ne distinguono di solito tre tipi: āṇava, māyīya e kārma.
Per lo Śaiva Siddhānta il mala è una sostanza. E proprio perché è una sostanza, lo toglie solo un'azione: il rito d'iniziazione.
Per i non dualisti del Kashmir è ignoranza. Utpaladeva definisce il mala āṇava come doppio: la coscienza che perde la sua libertà, e la libertà che non si riconosce come coscienza (Īśvarapratyabhijñākārikā 3.2.4-5). Abhinavagupta confuta apertamente l'idea del mala come sostanza.
A. Sanderson, «The Śaiva Exegesis of Kashmir», 2007 · Utpaladeva, Īśvarapratyabhijñākārikā 3.2.4-5, ed. R. Torella, Motilal Banarsidass 2002 · C.D. Wallis, «The Descent of Power», Journal of Indian Philosophy 36, 2008 · M. Monier-Williams, Sanskrit-English Dictionary, s.v. mala, āṇava