In India il tantra non è un ricordo. È una pratica ordinaria, che riempie templi e coinvolge milioni di persone. Solo che quasi nessuno la chiama così, e non somiglia per niente a quello che in Occidente porta quel nome.
Nei templi, senza nome
Il caso più grosso, e il meno noto. Nei grandi templi shivaiti del Sud — Chidambaram, Madurai, Thanjavur — il culto quotidiano segue gli āgama: testi tantrici che regolano come si consacra un'immagine, come si celebra, in che ordine.
I sacerdoti che li eseguono hanno ricevuto un'iniziazione, recitano mantra trasmessi, compiono le sequenze prescritte. Tecnicamente è tantra.
E nessuno di loro userebbe quella parola per descrivere quello che fa. Direbbe il nome della propria tradizione.
Non è un revival: non si è mai interrotto
Il culto della Dea
In Bengala, Assam e Orissa il culto di Kālī e Durgā è la religione popolare: feste di massa, templi affollati, pellegrinaggi.
Il tempio di Kāmākhyā, in Assam, è uno dei luoghi tantrici più importanti dell'India e attira folle enormi. Soprattutto durante la festa che celebra la mestruazione della Dea — un dettaglio che ti dà la misura di quanto quella religiosità sia lontana dall'immaginario occidentale.
Qui il tantra è devozione: si prega, si chiede, si porta il figlio malato. Non c'è niente dell'atmosfera esoterica che il nome evoca in Europa.
Cosa vuol dire la parola, oggi, là
Tantrik in hindi corrente indica soprattutto un operatore di magia pratica: quello da cui vai per un amuleto, una guarigione, un problema. Figura popolare, spesso guardata con sospetto, senza niente della raffinatezza di Abhinavagupta.
La parola che in Occidente evoca sessualità sacra, in India evoca il mago di paese.
Le tradizioni vive
Esistono lignaggi ancora attivi, e vale la pena che tu ne conosca i nomi.
La Śrīvidyā si pratica ancora oggi, soprattutto nel Sud, in forma perfettamente rispettabile e brahmanica: capifamiglia ortodossi che eseguono il culto del diagramma. È l'esito dell'addomesticamento che ti racconto nella pagina sulle correnti.
In Nepal le comunità newar mantengono pratiche che in India si sono perdute. In Kerala famiglie di specialisti tramandano manuali rituali propri.
Quello che manca quasi ovunque è proprio la corrente che in Occidente conta di più: lo shivaismo non dualista del Kashmir, quasi estinto come tradizione vivente — le ragioni qui.
C'è più tantra in un tempio del Tamil Nadu che in tutti i seminari europei messi insieme. E lì non lo chiamano così.
Il ritorno dall'Occidente
Ultima cosa, ed è curiosa: il neotantra occidentale sta tornando in India.
A Goa, a Rishikesh e in altre località turistiche esistono centri che offrono «tantra» nel formato occidentale — seminari, massaggi, lavoro di coppia — a un pubblico in gran parte europeo e americano.
È lo stesso ciclo dei chakra colorati: una costruzione europea che torna al paese d'origine e vi si insedia, a volte confondendo anche gli indiani che la incontrano. Il meccanismo te lo descrivo a proposito della teosofia, ed è forse il suo esempio più netto.
Tienilo a mente se un giorno prenoti un ritiro «in India»: il paese non è una garanzia di provenienza.
In India il tantra è una pratica ordinaria che riempie templi e coinvolge milioni di persone, e non somiglia quasi per niente a quello che in Occidente porta quel nome.
Cosa fai: quando un percorso si richiama all'India, chiedi a quale delle due: al rito quotidiano di un tempio dell'India orientale, o al circuito di seminari di Goa e Rishikesh — che è nato in Occidente ed è tornato là per i turisti. Sono entrambe cose reali. Solo che una delle due la stanno vendendo come l'altra.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

