Non erano asceti nudi nei cimiteri, e nemmeno coppie che si guardavano negli occhi al lume di candela. Erano, per la maggior parte, persone con un lavoro, una famiglia e un rito da fare ogni mattina prima di uscire. La versione noiosa è quella documentata.
Due figure, non una
I testi distinguono con chiarezza due condizioni, e le regolano diversamente.
Il rinunciante ha lasciato casa, non possiede niente, dedica la giornata alla pratica. È la figura minoritaria e spettacolare: quella che l'iconografia ha fissato, e che hai in mente tu.
Il capofamiglia iniziato — in sanscrito gṛhastha — è la maggioranza silenziosa. Ha una professione, dei figli, degli obblighi sociali, e pratica dentro quella vita. I testi prevedono per lui riti abbreviati, orari compatibili, dispense esplicite.
Questa seconda figura è il cuore statistico della tradizione. E non compare mai nei racconti divulgativi, perché non ha niente di pittoresco.
Manoscritti consumati agli angoli: libri usati tutti i giorni, non reliquie
Come passava la giornata
Ricostruendo dai manuali rituali, la struttura è questa.
Prima dell'alba: alzarsi, abluzioni, la pratica del respiro. Poi la pūjā, che nella forma piena occupa un'ora o più, e nella forma abbreviata almeno venti minuti. La ripetizione del mantra ha un numero fissato di volte, contato con il rosario.
Durante il giorno: il lavoro. Molti tantrici storici erano funzionari, mercanti, sacerdoti di templi, insegnanti. Alcuni testi raccomandano di mantenere l'attenzione al mantra anche nelle occupazioni ordinarie.
Al tramonto: la seconda pūjā. In alcune tradizioni una terza a mezzanotte, e chi ne è dispensato lo è per iscritto.
Le pratiche straordinarie — quelle di cui si parla sempre — ricorrono poche volte l'anno, in date fissate dal calendario. E per una parte dei praticanti, mai.
La cosa che nessuno ti dice
Il tantra storico è, per il novantanove per cento del tempo, ripetizione. Le stesse formule, gli stessi gesti, la stessa ora, per decenni.
Un praticante che dopo vent'anni fa esattamente quello che faceva il primo anno non sta fallendo: sta facendo esattamente quello che il sistema chiede.
Vite doppie
C'è un aspetto sociale che vale la pena guardare: molti praticanti tenevano nascosta la propria affiliazione.
Non per gusto del mistero. Alcune correnti erano guardate con sospetto, l'appartenenza poteva costare la reputazione, e in certi periodi la protezione di un re poteva finire con quel re.
I testi lo prevedono: prescrivono di comportarsi in pubblico come tutti, e di non mostrare segni distintivi.
La formula ricorrente è «dentro kaula, fuori vedico»: internamente della propria corrente, esternamente indistinguibile da un ortodosso. È un'istruzione pratica di sopravvivenza sociale, e ti chiarisce anche la logica del segreto.
Il tantrico più tipico non si riconosceva. Era il vicino che si alzava presto.
Chi poteva entrare
Qui il quadro è più interessante della semplificazione corrente.
Molte correnti tantriche ammettevano all'iniziazione persone escluse dal rito vedico: caste basse, donne, in alcuni casi stranieri. È un fatto documentato, e va detto.
Ma va detto anche il resto: l'apertura era rituale, non sociale. Il praticante di casta bassa era iniziato e restava di casta bassa. La donna era ammessa al rito e restava dentro i vincoli del suo tempo.
Non è l'egualitarismo che a volte ti raccontano. Ed è comunque notevole per l'epoca. Le due cose stanno insieme, e sono entrambe vere.
Non asceti nudi nei cimiteri, non coppie a lume di candela. Per la maggior parte: gente con una casa, un mestiere e una famiglia, che praticava prima dell'alba e poi andava a lavorare.
Cosa fai: tieni quella figura al posto dell'altra. Serve a una cosa precisa: quando un percorso ti propone un'esperienza fuori dalla vita ordinaria — ritiri, stati speciali, rotture — sta descrivendo un'eccezione rarissima e presentandola come la norma. La norma era un'ora al buio prima di uscire di casa.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

