Una dea, prima che un'energia. E un'idea attestata nei tantra śaiva prima di entrare nello haṭha yoga.
Che cosa vuol dire la parola
Legata a kuṇḍala, «anello». Il Monier-Williams la registra come «una Śakti, o una forma di Durgā».
Nei testi
Un primo uso del termine, nella forma kuṇḍalī, è segnalato nel Tantrasadbhāva, un testo śaiva dell'VIII secolo. Diventa poi centrale nelle correnti Kaula e Śākta, e da lì entra nello haṭha yoga.
La Śivasaṃhitā la descrive avvolta in tre spire e mezza all'imbocco del canale centrale (2.23), e dice che la dea addormentata si risveglia «per la grazia del guru» (4.13). I testi che la descrivono presuppongono un maestro.
J. Mallinson, «Śāktism and Haṭhayoga», in B. Wernicke-Olesen (a cura di), Goddess Traditions in Tantric Hinduism, Routledge 2016 · Śivasaṃhitā 2.23 e 4.13, trad. S.C. Vasu, 1914 · M. Monier-Williams, Sanskrit-English Dictionary, s.v. kuṇḍalinī