Il tantra non è né l'una né l'altra cosa. È un modo di fare religione che attraversa tradizioni diverse, e che nello stesso periodo compare fra shivaiti, buddhisti, vishnuiti e giainisti. Capito questo, ti si sciolgono in un colpo metà dei fraintendimenti sull'argomento.
Non è una religione
È il punto da cui parte tutto il resto. Una «religione tantrica» non esiste, con i suoi fedeli, i suoi luoghi di culto e la sua identità distinta.
Esiste un insieme di procedure — iniziazione, mantra, diagrammi, visualizzazione, corpo sottile — che dal quinto secolo dopo Cristo diverse tradizioni adottano, innestandole ciascuna sul proprio impianto teologico.
Detto secco: un tantrico shivaita e un tantrico buddhista fanno gesti simili per ragioni incompatibili.
Se ti serve un paragone che hai già in casa: è il rapporto fra la mistica e le religioni. Nessuno pensa che esista «la religione mistica», ma tutti riconoscono che ci sono mistici cristiani, ebrei e musulmani — e che si somigliano fra loro più di quanto somiglino ai fedeli ordinari della propria confessione.
Le stesse forme rituali compaiono in templi di tradizioni che fra loro si combattevano
Il tantra shivaita
È il ramo più ampio e meglio documentato. Quando su questo sito leggi «i testi», di solito parlo di questo.
Ha almeno due grandi correnti in tensione fra loro.
Il Śaiva Siddhānta, dualista: Shiva è distinto dalle anime, la liberazione arriva per grazia e attraverso il rito, la condotta resta ortodossa.
Le correnti non dualiste — Trika, Krama, Kaula — dove Shiva e l'anima sono la stessa realtà, la conoscenza conta più del rito, e alcune pratiche violano deliberatamente le norme di purezza.
Abhinavagupta appartiene alla seconda famiglia, e scrive anche per dimostrarne la superiorità sulla prima. Tienilo a mente: il tantra shivaita non è un blocco, è un dibattito.
Il tantra buddhista
Corre in parallelo, con un corpus altrettanto vasto, e dà origine al vajrayāna — il «veicolo di diamante», la forma prevalente in Tibet, Mongolia e nelle tradizioni himalayane.
Le somiglianze con il ramo shivaita sono impressionanti: mantra, maṇḍala, iniziazione, divinità feroci, unione rituale, uso di sostanze impure. Chi abbia preso da chi è uno dei problemi più discussi dagli studiosi, con argomenti solidi in entrambe le direzioni. E mentre si copiavano, discutevano su una cosa sola: se esista un soggetto permanente.
Ma il quadro teorico è opposto, e questa è la cosa da portarsi via.
Nel buddhismo non c'è un assoluto da riconoscere: c'è il vuoto, l'assenza di natura propria in ogni cosa. Le divinità che il praticante visualizza sono strumenti, e la pratica include il momento in cui vengono dissolte, proprio perché non hanno esistenza autonoma.
Un tantrico shivaita, arrivato allo stesso punto, direbbe esattamente il contrario.
Stessi gesti, opposti significati
È il motivo per cui un manuale che mescola «insegnamenti tantrici» presi da tradizioni diverse produce un impasto senza logica.
Le tecniche si somigliano perché rispondono a problemi simili. Le dottrine no — e sono quelle a dire cosa stai facendo.
E gli altri
Meno noti, ma esistono e completano il quadro.
- Il tantra vishnuita — le tradizioni Pāñcarātra, con un corpus liturgico ampio, che hanno influenzato profondamente il culto nei templi dell'India meridionale.
- Le tradizioni della Dea — dove la divinità suprema è femminile e Shiva è il termine subordinato. Śrīvidyā, i culti di Kālī, la tradizione Kubjikā.
- Tracce nel giainismo — meno sviluppate, ma documentate: anche una tradizione fondata sulla non violenza assoluta adotta mantra e diagrammi.
Non è una religione con delle varianti. È una grammatica che religioni diverse hanno usato per dire cose diverse.
A cosa ti serve saperlo
A tre cose molto pratiche.
Primo: quando qualcuno ti dice «nel tantra si fa così», la domanda giusta è in quale tantra. Le pratiche di una corrente possono essere esplicitamente vietate in un'altra.
Secondo: spiega perché i maṇḍala tibetani e gli yantra indiani si somigliano senza essere la stessa cosa — te ne parlo nella pagina apposita.
Terzo, e più utile: smonta l'idea di un'unica sapienza orientale indivisa. Quelle tradizioni discutevano fra loro, si accusavano a vicenda e scrivevano confutazioni. Trattarle come un blocco unico non è rispetto: è non averle lette.
Il quadro d'insieme
Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Che cos'è il tantra: la risposta delle fonti.

