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Tantricamente
Riflesso dorato su una superficie liscia

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Il tantra pop, da una battuta in poi

di Luca Masrè Passaro5 minuti29 agosto 2026

Nel 1993 una battuta in un'intervista fa più per la diffusione della parola «tantra» di trent'anni di studi. Da lì in avanti il termine entra nella cultura popolare con un significato solo — fare sesso a lungo — e ci resta.

La battuta

Sting, in un'intervista, racconta di praticare il sesso tantrico e cita una durata di ore. La frase viene ripresa ovunque, diventa materiale da comici, e lui stesso negli anni successivi la ridimensiona spiegando che era una battuta detta in un contesto conviviale.

Troppo tardi. La parola è entrata nel linguaggio comune con quel significato, e nessuna precisazione la riporta indietro.

Da quel momento, per il pubblico generale, «tantrico» è un aggettivo che riguarda la durata di un rapporto.

Riflesso dorato su una superficie liscia

Una battuta ha spostato il significato di una parola più di una biblioteca

Perché ha funzionato così bene

Non è stato un caso. La battuta ha attecchito perché il terreno era pronto da un secolo.

L'equazione tantra-uguale-sesso era già in circolazione da quando i missionari l'avevano formulata, ed era stata rovesciata di segno dalla controcultura.

Mancava solo una formulazione breve, memorabile e associata a un nome noto. Sting ha fornito quella.

È il meccanismo con cui funziona la cultura popolare: non introduce idee nuove. Fissa in una formula quelle già presenti, e le rende inamovibili.

Il danno concreto

Non è la reputazione della tradizione. È che da quel momento chi cerca informazioni trova prodotti.

La parola è diventata una chiave di ricerca commerciale, e le pagine che la occupano vendono servizi. Se vuoi sapere cosa dicono i testi, devi scavare sotto il mercato.

Dove è finita la parola

Vale la pena elencare, perché ti mostra la distanza percorsa.

Nella pubblicità: «tantrico» come sinonimo di lento, sensuale, prolungato — usato per profumi, biancheria, vacanze.

Nel gergo comune: una battuta pronta su chiunque ci metta troppo.

Nelle serie e nei film: la scena del corso di tantra è ormai un genere comico stabilito, con il cerchio, il respiro e l'imbarazzo.

E nei nomi commerciali: centri benessere, massaggi, linee di prodotti. La parola funziona perché evoca esotismo e permissività insieme — che è esattamente il pacchetto costruito nell'Ottocento.

Una tradizione di mille e cinquecento anni è oggi, per la maggior parte delle persone, una battuta sulla durata.

Perché te lo racconto

Per una ragione pratica che riguarda questo sito, e che vale la pena mettere in chiaro.

Quando cerchi «tantra» oggi, arrivi con quell'aspettativa. Non con la curiosità per una tradizione religiosa indiana: con una domanda su una tecnica sessuale. È un dato di partenza, non un giudizio su di te.

Ignorarlo sarebbe inutile: scriverti di Abhinavagupta fingendo che tu non abbia in testa la battuta significa non parlarti.

Il modo che ho scelto è dirti come stanno le cose partendo da dove ti trovi — che è il motivo per cui esistono pagine come quella sull'equazione tantra-sesso.

Con che cosa sei arrivato

Nel 1993 una battuta in un'intervista fa per la parola «tantra» più di trent'anni di studi. Da lì in poi la parola significa durare a lungo, e chi cerca arriva con quell'aspettativa addosso.

Cosa fai: vale la pena guardarla in faccia, quell'aspettativa. Che cosa cercavi esattamente quando hai digitato «tantra» la prima volta? Non è una domanda retorica e non c'è una risposta giusta. Ma sapere con che cosa sei entrato ti dice quali pagine di questo sito ti stanno deludendo, e perché.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è Il tantra in Occidente: come ci è arrivato.