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Tantricamente
Fiamma bassa in una coppa di metallo, il buio attorno

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Tradizione

Il fuoco, e cosa vi si brucia

di Luca Masrè Passaro5 minuti30 agosto 2026

L'oblazione nel fuoco è la cosa più antica che il tantra abbia conservato: viene dritta dalla liturgia vedica, che è più vecchia di mille anni. Ma quello che vi si brucia, e perché, è stato completamente riscritto.

Cosa ha ereditato

Il sacrificio nel fuoco — homa — è il centro della religione vedica: accendi un focolare secondo regole precise, versi offerte pronunciando formule, e il fuoco le porta agli dei. La struttura è quella di uno scambio.

Il tantra conserva l'apparato quasi intatto: la forma del focolare, il legno prescritto, il cucchiaio, il gesto, le formule di chiusura.

Se assistessi a un homa tantrico senza sapere niente, lo scambieresti per un rito vedico.

Fiamma bassa in una coppa di metallo, il buio attorno

Stesso gesto, stesso fuoco. Quello che si brucia, no

Cosa ha riscritto

Tre cambiamenti, e sono decisivi.

Il destinatario. Nel rito vedico le offerte vanno agli dei, che stanno altrove. Nel tantra il praticante ha già assunto la forma della divinità: non manda niente a nessuno.

La materia. Accanto al burro e ai grani, le correnti kaula prescrivono di offrire quello che la norma dichiara impuro — la stessa logica del rito dei cinque elementi. Il fuoco che accettava solo il puro riceve ora il suo opposto.

Quello che si consuma. È il rovesciamento più radicale: nel rito di iniziazione quello che brucia sono i vincoli del discepolo. Il fuoco non è più un tramite — è lo strumento di un'operazione che avviene sull'iniziando.

Il fuoco interno

Il passaggio ulteriore, e il più tipico. Diversi testi descrivono un homa interiore: nessun focolare, nessuna materia.

Il fuoco è la coscienza, e quello che ci getti dentro sono le percezioni, una a una, man mano che arrivano. Ogni cosa che entra nei sensi viene «bruciata» nell'atto stesso di riconoscerla. È considerato superiore al rito esterno.

Il fuoco che consuma i corpi

C'è un terzo fuoco, e i testi lo mettono in relazione con gli altri due.

La cremazione è il rito indiano per eccellenza, e alcune correnti praticano proprio nei luoghi dove i corpi bruciano — la logica sta nella pagina sulla morte.

L'accostamento è esplicito: il fuoco dell'oblazione, quello interiore e quello della pira compiono la stessa operazione su materiali diversi.

È un'analogia che i testi sfruttano fino in fondo, e che ti spiega perché in questa tradizione il crematorio non sia un luogo sinistro, ma un laboratorio.

Il gesto è vecchio di tremila anni. Quello che significa è stato cambiato due volte.

Che cosa ne resta

Nel neotantra occidentale quasi niente. Ed è coerente con quanto hai già visto altrove.

Il fuoco rituale richiede uno spazio adatto, materiali prescritti, formule in sanscrito e una competenza tecnica. Non entra in una sala affittata.

E soprattutto non produce nessuna esperienza soggettiva interessante: stai seduto a versare cucchiaiate di burro per un'ora.

Restano le candele, che sono un'altra cosa e servono a fare atmosfera. La differenza fra le due, in fondo, ti riassume tutta la distanza.

Il quadro d'insieme

Questo pezzo risponde a una domanda sola. La sezione a cui appartiene è La tradizione e il rito: cosa si fa in pratica.