Una tesi ambiziosa: non serve morire per essere liberi. E non è esclusiva del tantra.
Che cosa vuol dire la parola
«Emancipazione mentre si è ancora in vita» (Monier-Williams).
Nei testi
Kṣemarāja, nel Pratyabhijñāhṛdaya (sūtra 16), lega la liberazione in vita a un riconoscimento stabile dell'unità della coscienza, che resta anche mentre si percepiscono il corpo e gli oggetti.
Abhinavagupta collega la liberazione in vita a uno dei gradi più alti della discesa della potenza, lo śaktipāta.
L'idea esiste anche nell'Advaita Vedānta. Il contrasto netto è con lo Śaiva Siddhānta, per cui la liberazione si compie alla morte.
Kṣemarāja, Pratyabhijñāhṛdaya, sūtra 16 · C.D. Wallis, «The Descent of Power», Journal of Indian Philosophy 36, 2008 · A. Sanderson, «The Śaiva Exegesis of Kashmir», 2007 · A.O. Fort e P.Y. Mumme (a cura di), Living Liberation in Hindu Thought